mercoledì 31 agosto 2016

Oldness

Potesse farlo, Malefica non lo farebbe. Non scambierebbe i suoi morbidi vent'anni con la forza dei suoi quaranta e rotti. Non lo farebbe, perché adesso ha spalle più larghe, sguardo più aperto, altre aspettative. Non lo farebbe, perché se proprio dovesse dire, senza raccontarsela, a quell'età era di gran lunga meno spensierata di adesso. Perché le scelte che ha fatto non le ha mai rimpiante, anche quelle che col senno di poi si sono rivelate sbagliate. Perché la vita alla fine ha preso la direzione che tutto sommato lei stessa ha voluto darle, e per qualcosa si fa ancora in tempo a porre rimedio, per altro no, e in fondo va bene così. Perché tante cose le sono state donate, altre se le è sudate, poco o niente le è stato sottratto, a voler ben vedere. E di tutto quello che ha, fortuna o merito che sia, Malefica ringrazia sempre, il destino, Dio o chi per lui. Perché oggi è così, domani vattelapesca sapere come andrà. E quindi per ora si succhia il momento, si gode un caffè, il sorriso delle sue figlie, i suoi amici ieri sera sulla spiaggia prima che iniziasse a piovere, e anche i progressi del suo fondoschiena, che un anno di palestra ha contribuito a rialzare.

martedì 30 agosto 2016

Rentrée

Dopo un lungo periodo di ferie, Malefica oggi ha finalmente ripreso a lavorare. E quindi si è alzata di buon'ora e ha tentato di riprendere una forma civilizzata dopo settimane passate allo stato brado piì assoluto. Ha cercato di domare i capelli impettinabili, di convincere i piedi a rientrare nelle fantastiche Chie Mihara tacco 9, si è sparsa alla bell'e meglio un po'di trucco sul viso, e via, verso nuove avventure, col camice stirato di fresco sotto il braccio. E quando ricomincia a lavorare dopo le ferie Malefica è sempre felice come una bambina. Un po'perché per lei le vacanze sono un momento di stacco vero, in cui riesce a mettere in ordine le idee e tirare giù progetti da far partire al rientro. E un po'perché lei il suo lavoro lo ama, ma proprio tanto. È un amore grande, immenso, che negli anni non si è mai affievolito. E questo nonostante la rabbia, la delusione, lo sconforto che ti prende quando sai già  che per qualcuno  potrai fare ben poco. Ma il suo lavoro è anche soddisfazione, scambio, contatto, crescita. Ė sapere che per quel paziente hai fatto la differenza, che gli hai risolto un problema, piccolo o grande che fosse, o che gli hai salvato la vita. E quindi Malefica quando è tornata a casa era felice. E ha portato le bambine in spiaggia a passare uno dei pomeriggi più belli della loro vita.
Ma questa, è un'altra storia.

lunedì 29 agosto 2016

Jemanja

Un giorno, Malefica avrà avuto forse vent'anni, usciva dal mare. Avrà avuto qualche chilo in meno rispetto ad ora, ma sicuramente non era sta strafiga neanche allora. Ma in acqua lei c'è sempre stata bene, è il suo elemento naturale, e quindi anche allora si era goduta un lungo, lunghissimo bagno pacificatore. Sta di fatto, che, come dicevamo, quel giorno venne su dal mare, e si sdraiò accanto al suo migliore amico, colui che nella vita non l'avrebbe mai tradita, E l'amico la guardò e le disse: "Sembri Jemanja". E lei sorrise, sapendo già che era il complimento più bello che un uomo avrebbe mai potuto farle, e col senno di poi non si sbagliava.
 Jemanja è una figura complessa appartenente alla tradizione di certi culti afro-brasiliani e sudamericani in genere. Si identifica come la regina del mare, e, per traslazione, con la Grande Madre, protettrice delle gravidanze e della fertilità femminile.
Quella definizione non era casuale, Jemanja è molto presente nei romanzi di Jorge Amado, di cui entrambi, in quel periodo, erano accaniti lettori. Ed erano giovani, entusiasti, e di quei libri sentivano addosso tutta l'energia, la sensualità giocosa.
Sono passati più di vent'anni da allora. L'amico di allora è l'amico di adesso, sono cresciuti insieme, un po'ingrassati, un po'intristiti. Ma ci sono ancora, l'uno per l'altra, a qualsiasi ora del giorno e della notte,  quando c'è bisogno.
Dopo tanti anni, in un rigurgito amarcord, Malefica ha ripreso in mano "Dona Flor e i suoi due mariti". Era sulla sua spiaggi al mattino presto. E per un attimo si è girata, e non era più sola. Ha rivisto quei due ragazzi che uscivano dall'acqua, con tutta la vita davanti, le aspettative non ancora disilluse.
E si è vista lì, in quel momento, con i piedi dentro l'acqua, il costume turchese, i capelli bagnati, le sue cicce tutte lì, al proprio posto. "Sembri Jemanja", si è detta. E in quel preciso istante sentiva che era vero.

Background - 7/8/2016

E fu così che la sciura Malefica dopo un anno lavorativo ed emotivo sufficientemente confuso, approdò finalmente sulle coste pugliesi, là dove da anni ormai risiedeva il suo posto del cuore. Nella piccola casetta imbiancata a calce, con la vite selvatica a far da pergolato e due enormi fichi grandi come baobab, vestita del minimo indispensabile, e con i capelli da Gorgone lasciati completamente a sé, Malefica ogni volta rinasceva, ritrovava sé stessa, e se ne ripartiva ogni anno con tanti progetti e buoni propositi, da far naufragare con metodo una volta rientrata nella big metropoly.
Eppure.
Eppure ogni anno era diverso, e quest’ anno, lei lo sentiva, in particolare. Erano successe tante cose, tanti piccoli e grandi cambiamenti, che avevano contribuito a modificare pesantemente l’assetto comodo che aveva dato alla sua vita ormai da tanti anni.
E dopo anni passati ad abbozzare, a compiacere, ad assecondare, Malefica sentiva che era giunto il momento di riprendersi ciò che da sola si era sottratta, si era negata, nell’idea di adeguarsi a un modello ideale, che, adesso lo sapeva, esisteva solo nel suo stesso immaginario.
Di come avrebbe fatto, degli strumenti che avrebbe usato per riuscire nel suo intento, Malefica non aveva la minima idea.
Ma dopo un periodo di incartamento, di blocco mentale assoluto, qui, finalmente, coi capelli ancora umidi dal bagno delle 6, avvolta nel suo liso accappatoio azzurro, le idee iniziarono a prendere forma, consistenza, il fiume di pensieri e di parole che da mesi le si riversava nella testa si gonfiò, ruppe gli argini, chiese prepotente la sua via d’uscita.
E allora lei, con un sorriso lieve sul viso, decise che era ora di assecondare quest’istinto, questa richiesta. Prese il suo pc, e si sedette, aspettando l’ennesimo blocco, l’ennesimo tentativo fallito, che la faceva rialzare ogni volta più frustrata, più rabbiosa.

E invece, come per magia, accadde il miracolo, e le mani dopo tanto tempo, ricominciarono a viaggiare lievi sulla tastiera. E fu istinto, fu emozione e batticuore, e lei lo sapeva perché si sentiva cosi: perchè in quel momento, in quel preciso istante, lei finalmente rinasceva.

domenica 28 agosto 2016

Matinée

Adesso è ora, lei lo sa. Adesso è ora di fermarsi, prendere fiato, e, lentamente ricominciare. Riprendere le fila di quello che le è sfuggito negli ultimi mesi. Rientrare, finalmente, dentro di sè. Mesi scorsi nel vuoto, nella confusione, nell'apatia. Mesi per certi versi frenetici, che le hanno lasciato poco spazio per pensare. Mesi passati cercando continuamente l'equilibrio, il proprio centro, cercandolo negli altri, in quello che c'è fuori. Ma adesso lei la conosce, la più banale delle verità è proprio lì, sotto ai suoi occhi. Non c'è nulla, ma proprio nulla che le manchi, al di fuori di sè stessa. Le manca quello che era, la ragazza scarmigliata, mezza matta, che trovava interesse in mille piccole o grandi cose. La donna che c'era sempre, era lì, comprensiva, sorridente, accogliente, presente, coi suoi figli , la sua famiglia, gli amici, i pazienti.  Se lo ripete spesso: cosa ti è successo, amica mia, dove sei finita? Quando è stato che tutto questo ha smesso di avere senso per te?
Le risposte ce le ha tutte, le sa già. Sa che a un certo punto si è guardata allo specchio, e non si è più riconosciuta. Sa che si è accorta che nel suo essere sempre a disposizione degli altri, nessuno, ma proprio nessuno, vedeva più le sue necessità, prima di tutto lei stessa. E allora, ha iniziato a demolire, a tirar giù i muri, a mostrare lati di sè che non pensava esistessero, e nel calderone ci ha buttato tutto, lavoro, famiglia, amici. Alla fine, guardando il fondo della pentola, si è accorta che, forse, aveva esagerato. Ha iniziato a vedere lo smarrimento, la tristezza negli occhi di chi le vuole bene. Sopratutto si è accorta di non avere più il suo sorriso. E quindi, dal momento che quando è troppo è troppo, ha deciso di darsi da sè due sonori ceffoni, e riprendersi pian piano la sua vita. E sarà un caso ma dopo tanto tempo, stamattina per la prima volta Malefica sorride di nuovo.