domenica 30 ottobre 2016

Madri e figlie

Conversazione tipo tra Malefica e sua madre.
Madre: "Malefica, non è oggi il compleanno di tuo figlioccio G?"
Malefica:"Boh, è il 31. Se oggi è il 31 sì"
Madre: "Penso di sì, zio G. ( il nonno) è partito per andare a festeggiare lì"
Malefica: " Azz...allora è anche il compleanno di Grande amico, chiamiamo subito dai"
Malefica chiama la mamma di G. ( ossia Cugina-sorella), la mamma di G. non risponde.
Malefica chiama Grande amico: " Ciaooooo Grande amico, buon compleanno eh!!!!"
Grande amico: " Cretina oggi è il 30!"
Malefica:"Ah...Maaaaammaaaa, oggi è il 30!!!! Scusa Grande amico, volete venire a pranzo domenica prossima?"
...vabbè, la genetica,si vede, non è un'opinione!

Lezioni di piano#1

Questo post, già lo sa, sarà articolato, contorto, sconclusionato. Però a volte i pezzi nella sua testa sono in ordine sparso, vanno riordinati e in questo caso il filo logico è labile.
Intanto spiegherà, che fino a poco tempo fa, Malefica seguiva il bellissimo blog di Spersa, donna fichissima, collega di quelle serie, in quanto anestesista, e con una penna veramente ispirata.
E da lì Malefica ha appreso la teoria del barattolo.
Il barattolo della felicità è un esercizio proposto da Elizabeth Gilbert, l'autrice di Big Magic, ma questo lei all'epoca non lo sapeva. In buona sostanza, si tratta di scrivere su dei bigliettini gli avvenimenti che più ci hanno emozionato, per poterli poi rileggere a distanza di tempo.
Il barattolo di Spersa era invece un barattolo metaforico, che lei riempiva dei propri momenti perfetti, quelli che ti bastano per un po', le alchimie che non cerchi ma a volte capitano, e che ti lasciano addosso sensazioni talmente belle che poi ne trai beneficio per tanto, tantissimo tempo. E allora Spersa quand'era così colmava idealmente il barattolo, e lo apriva un po'per volta, se le faceva bastare per un po'.
Fermiamoci qui per ora.
E parliamo di una foto. E non di una foto qualsiasi, ma del poster che Malefica tiene da vent'anni* appeso nella sua camera di quand'era ragazzina. E quell'immagine che le ricorda se stessa da bambina, sempre immersa in un mondo tutto suo, un po' svagata, spesso con un gattino o un cucciolo in braccio. Quel suo modo di perdersi in mille pensieri e fantasticherie, dietro a un libro, a un disegno, a una canzone.
Qualche tempo fa un amico le ha detto che secondo lui il suo cercare di fare mille cose è un modo per combattere il vuoto. Può darsi, chissà. Ma la sua sensazione è che sia l'esatto opposto. Che sia invece un eccesso di "pieno" che lei vorrebbe esprimere, e che cerchi convulsivamente dei canali per poterlo fare. Che nella sua vita, nel suo lavoro fin troppo concreti, quella parte solitaria, immaginifica di sè, sia quella che adesso ha bisogno di soddisfare.
Ed arriviamo alla lezione di pianoforte, la seconda. Con Malefica che è un po'perplessa sul proseguire, perché durante la settimana è riuscita a fare poco o nulla, perché non ha abbastanza tempo e anche incastrare l'ora di lezione le viene difficile.
Però poi inizia a suonare, iniziano a parlare, Maestradipiano le racconta dei suoi concerti, e lei ne è completamente affascinata. E visto che Malefica ha problemi con il tempo, nel senso che quando suona segue  un ritmo tutto suo, alla fine della lezione le propone di suonare un pezzo a quattro mani. Il pezzo è facile, ma è una lettura a prima vista, quindi Malefica lo suona pestando sui tasti come farebbe Principessa, o forse peggio. Ma suonare in due è sempre una grandissima emozione, e Malefica torna a casa leggera, piena, euforica, come da tempo non succedeva,  e quella sensazione la metterà dentro al suo personale barattolo, se la porterà dietro per tutta la giornata e anche nei giorni successivi. Ed è così entusiasta che registra la "performance" e prova a postarla qui, ma niente, ve dice bene perché nun je la fa!
PS: il blog di Spersa non esiste più, per motivi sconosciuti, e lei non se ne fa  una ragione.
PSII: mentre legge, MrFrank le fa notare che non sono passati vent'anni. Ma trenta. Eh sì.

mercoledì 26 ottobre 2016

Odi et amo

Malefica odia:
- il formaggio sopra ogni altra cosa
- avere dubbi
- l'arancio e il giallo
- avere 3 mesi di tempo per preparare una presentazione e ridursi alle 4 del mattino del giorno fatidico, e poi arrivare al congresso trafelata, con il mal di testa che si taglia a fette e in corpo almeno dieci caffè
- i falsi, i mosci, i tristi, i lugubri, i seriosi, gli spenti, gli intolleranti, gli egoisti, gli autoriferiti, i lagnosi, i legnosi
- chi maltratta i bambini, gli animali, i deboli
- quando Istruttorefigo la strappa via dall'ellittica e la sbatte davanti al TRX
- scrivere le cose sull'agenda e non ricordarsi mai di leggerla

Malefica, invece, ama
- la cioccolata sopra ogni cosa, in tutte le sue declinazioni, soprattutto la Nutella, chè tanto ha l'olio di palma certificato ecosostenibile
- sapere le cose, avere le idee chiare, cosa che non le riesce quasi mai, a onor del vero
- l'azzurro nelle sue sfumature, soprattutto con una punta di rosso, ovvero il color pervinca
- quando dopo mesi riesce a trovare una cosa che ha perduto, di solito dentro a una borsa dismessa o dietro al comò
- gli allegri, i vitali, i poco problematici, i romantici, i diretti, gli animi artistici, i sensuali, i chiacchieroni
- i bambini, gli animali e le persone anziane, non necessariamente in quest'ordine
-il mare e l'acqua in genere, e macinare vasche su vasche col Sonywalkman waterproof nelle orecchie
- andare a letto la sera sapendo di aver dato un senso alla sua giornata.

Si va a ninna ora, chè domani si parte presto per la Sicilia, e MrFrank invece va a a Verona e li raggiunge sabato, e il week end sarà di quelli lunghi, come tutte le volte che lei va giù. Ma stavolta dalla Puglia con amore è arrivato il di lei cognato, e mentre lo aspettavano per la cena Malefica ha preparato i bagagli in anticipo per la  prima volta in dodici anni, e quindi stanotte dormirà tranquilla, o  almeno così si spera.

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martedì 25 ottobre 2016

Lezioni di canto#1

Malefica ama la musica. Anzi no, non rende l'idea, Malefica adora la musica, è musicovora onnivora e la adora in tutte le sue espressioni, il ballo, il canto, il suonare uno strumento. E durante la sua vita, ha ballato un po', ha suonato il pianoforte e la chitarra classica per un po', ha cantato a squarciagola negli anni dei boy scout e finito lì. E dal momento che questo è l'anno del recupero del tempo perso, si è concessa di riprendere a studiare il pianoforte e iniziare il canto, visto che ricominciare danza moderna all'età sua non era cosa.
E quindi ha conosciuto Maestradicanto, simpatica, un po'hippy, molto inspired. E si è incastrata la lezione di canto in modo che finisca esattamente 10 min prima che suoni la campanella della scuola di Principessa. Per cui martedì scorso fa appena in tempo a finire i vocalizzi ( Muaaa, Muoooo, ViViViVi), che già plana col suo Pandino turchese sul piazzale antistante la scuola. E appena arriva una tipa la raggiunge trafelata e le fa: "Tu sei Malefica? Io non ti conosco, ma sono al telefono con S. che dice se puoi prendere anche M all'uscita da scuola". Nel frattempo la raggiungono altre due mamma della classe, e le dicono:"scusa, ma non leggi le chat?".
E Malefica tira fuori il telefono e trova:
- n. 10 chiamate perse di mamme in assortimento misto
- la seguente chat di classe.
Per tralasciare tutte le chat private collaterali.
E al di là del fatto che deve caricarsi in macchina almeno 4 bambini, la cosa in sè l'ha divertita da morire, soprattutto quando LaGiuli le scrive così:
A volte lo sa, si diverte veramente con poco!

Dio c'è #1

E siccome esiste un Dio, Malefica sarà il chairman del suo capo al prossimo congresso. E lui, oltre a rodersi le mani fino ai gomiti, son due giorni che la assilla con le domande che lei dovrebbe fargli. E invece lei gongola tra sè e sè, pregustando il momento in interromperà la sua comunicazione per dirgli con voce flautata: "Dottor C., è pregato di stare nei tempi!". 😂

lunedì 24 ottobre 2016

Life goes on

Il blog di Malefica langue da un po'. E sicuramente c'entra la frenesia della vita che conduce, in cui, nonostante gli impegni lavorativi ridotti, ci ficca dentro palestra, lezioni di canto, lezioni di pianoforte, liste da compilare, figlie proprie o altrui da raccattare, accompagnare,  riportare, in combinazione variabile.
Ma non è solo questo.
È che c'è una cosa che vorrebbe raccontare, e non riesce, perché non sa da che parte cominciare. Perché le smuove troppo dentro, la paralizza, la lascia senza respiro. Eppure, se non lo fa, sente che non riuscirà a scrivere di altro.
E allora ci prova (Giuli, Barbie, ve lo dico prima, è tosta, se leggete  preparate i fazzoletti).
E tutto inizia lunedì mattina. Inizia e finisce lì, dentro a una chiesa, davanti a una bara.
Anzi, inizia prima,  nel negozio del fioraio, dove Malefica insieme ad A. va a ritirare un mazzo di fiori enorme, su cui campeggia la scritta "gli amici della V C".
E il mazzo è già pronto, fa bella mostra di sè dietro al bancone, ma quando Malefica  arriva a ritirarlo, dal fioraio c'è anche lei, Stellina, col suo papà. Ed è un attimo di strazio, vederla lì, così piccina, con  gli enormi occhi azzurri, e il suo sorriso, che solo chi la conosce sa che meraviglia sia. E salutarla sorridendo, abbracciarla per dissimulare il fatto che quel mazzo di fiori sia per la sua mamma, che dopo andremo tutti insieme a salutare.
E va così anche il funerale, con Stellina lì davanti a dispensare sorrisi a chi la abbraccia, a chi la consola, e noi nelle file indietro a disperarci pensando che non è così che dovrebbe andare.
Stellina, io ci penso tanto sai, alla tua mamma, a quanto deve essere stata dura per lei accettare il fatto che non ti avrebbe vista crescere, di doverti affidare ad altri, di dovere andare via.
Non la vedevo tanto spesso la tua mamma, non sapevo neanche che si fosse aggravata così. E potrei dirti che non la vedevo per via del tempo, del lavoro, e tutte ste menate. Ma la verità è che la malattia spaventa, che chi sta male spesso rimane da solo nella sua bolla, perché agli altri fa paura spesso anche solo chiedere: "come stai?" E così, poi dopo ci si fa un sacco di sensi di colpa, ci si dice che si sarebbe potuto fare di più, ma poi ci si ricasca sempre.
Quando ho detto a Principessa della tua mamma, ha abbozzato, apparentemente ha reagito bene, ho provato a riprendere l'argomento nei giorni successivi, ma lascia sempre cadere il discorso e quindi sul serio non riesco a capire quanto questa storia l'abbia turbata.
Venerdì ti ho portata a casa con me insieme ad altre compagnette. Ed eri così luminosa, allegra, che mi sembrava impossibile che tutto fosse successo solo quattro giorni prima. E mi chiedo veramente da cosa nasca tutta questa forza, questa apparente serenità. Se dipende dal fatto che sei stata abituata fin da piccola ad affrontare cose più grandi di te, o se è il tuo modo di combattere l'angoscia. E mi chiedo anche quanto sia giusto far finta di niente con te, ignorare quello che è successo, o se invece non sarebbe meglio sedersi lì vicino, ravviarti i capelli e chiederti come stai, se hai voglia di parlare un po'di lei, di raccontarmi qualcosa.
Intanto sai, ti posso iniziare a raccontare io, di tutte le cose buffe che combino, come ieri per esempio, che mentre tentavo di lavare i capelli a Piccola Peste, che si dimenava come un'anguilla, sono caduta nella vasca anch'io e mi sono inzuppata dalla testa ai piedi,  roba che Paperissima mi fa un baffo. E quella monella che ancora ride, e stamattina mi ha detto che ovviamente lo racconterà a tutte le compagnette, che non si è mai vista una mamma scema come la sua!

domenica 16 ottobre 2016

Too busy!

In questo periodo Malefica ha poco tempo o troppi impegni. Le giornate volano via zeppe di cose da fare, qualcuna le rimane sempre indietro, e così  arriva al fine settimana che stremata è dir poco. Comunque, la prima lezione di pianoforte è andata alla grandissima, con l'enorme emozione di sentirsi ancora bambina nel fare e rifare le scale di tonalità maggiore millemila volte al giorno. Poi c'è stato un congresso in cui è stata relatore, e alla fine della presentazione si è un po' commossa per i whatsapp che, nel buio della sala, i colleghi le mandavano per complimentarsi.
Diciamo quindi che ha lavorato, ma si è anche divertita abbastanza, e ha seguito la sua dieta, ovviamente senza perdere un etto...ma quello si sapeva già. E ha scritto al nutrizionista chiedendogli conto di questa failure, e lui, laconicamente, le ha risposto..."aspetta".
E di sicuro Malefica lo farà, aspetterà il controllo di giovedì, per andare a piangere sulla sua spalla o minacciarlo di morte, chi lo sa!😂

mercoledì 12 ottobre 2016

Umpf!

Le cose sono andate così. Già da diversi mesi LaFede, ossia la rappresentante di classe uscente, aveva preannunciato che neanche morta avrebbe continuato. E c'è da dire che  aveva ragione, perché nei due anni del suo incarico ne sono successe di cotte e di crude, tra cambi direzione scolastica, insegnanti di matematica mancanti, esigenze dei bambini disattese. E quindi LaFede, peraltro bravissima, è arrivata con la lingua a terra e quest'anno ha mollato la spugna. Così, alla riunione per l'elezione del rappresentante mancano candidati, sono presenti quattro gatti, ognuno si sottrae come può e la maestra li rampogna che non si è mai vista una classe senza rappresentante.
Malefica è completamente digiuna di didattica, le dinamiche scolastiche la lasciano bellamente indifferente, e deve ammettere di essere abbastanza superficiale anche nel seguire gli studi di Principessa, perché OVVIAMENTE Principessa a scuola va benissimo ()!
Però, quando nessuno, ma proprio nessuno, si propone, e il rischio di rimanere senza rappresentanti è concreto,  si immola alla causa senza alcuna convinzione, mettendo le mani avanti ed autoesonerandosi da qualsiasi responsabilità riguardo le conseguenze del proprio operato. 
La sera è già a letto mezza addormentata quando MrFrank rientra dal corso e la conversazione che ne risulta è all'incirca questa:
- MrFrank: Ciao amore.
- Malefica (palpebra semichiusa): Umpf, ciao.
- MrFrank (tutto pimpante): Com'è andata la riunione?
- Malefica (palpebra richiusa): Umpf, bene.
- MrFrank: Chi è il nuovo rappresentante?
- Malefica:....Umpf, ....ehm...io.
- MrFrank ( ci sarebbe stato bene un balzo sul letto, ma dentro c'è Piccola Peste, non si può): TU????? NOOOOO!!!! E come fai? Perché????Non c'era nessun altro????
- Malefica ( ormai collassata) : Umpf...no.
- MrFrank (mogio): Nei parliamo domani?
- Malefica: meglio, sì.
Comunque, per vendicarsi, dopo i festeggiamenti e gli auguri di rito ha comunicato sulla chat della classe che la festa di Carnevale sarà a tema fetish, e tutti a ridere pensando che scherzasse, e invece no.
Tribute to LaGiuli.

Autumn leaves

L'autunno è per Malefica stagione di ricordi, di infanzia. Perché Malefica è sicula, sì, ma, se così si può dire, di montagna, ed è in questi luoghi che l'autunno secondo lei esprime al meglio la sua magia. Ed è del tutto secondario il fatto che ormai da anni viva in una grande città, lontana centinaia di chilometri dalle sue radici. Perché per lei esiste un istante preciso che, ad ottobre, sancisce l'inizio dell'autunno ed è il momento in cui affonda le unghie nella buccia della prima clementina della stagione, e il suo profumo intenso la riporta come in un rewind agli anni di lei bambina. Quando l'autunno era gli agrumi, ma anche le castagne dentro i ricci, le noci, i melograni enormi che le portava suo zio, i cachi messi a maturare nelle scatole di polistirolo. Era le escursioni domenicali a cercare funghi.
Ed era tante altre cose, i suoi stivali di gomma che affondavano tra le foglie cadute dei boschi, era quell'odore buono di terra bagnata e di muschio, e il caminetto acceso, l'odore della frutta martorana, era la Festa dei Morti.
In Sicilia i giorni della commemorazione dei defunti sono giorni di festa e le città si  riempiono di bancarelle colorate, di giocattoli, di dolci. Perchè  per tradizione nella notte tra il 1 e il 2 novembre i bambini vanno a letto presto, credendo che le persone care defunte torneranno per portar loro regali e dolcetti che al mattino dopo dovranno divertirsi a cercare.
E se vogliamo è un modo dolce e giocoso per ricordare chi non c'è più, per annullare la distanza e insegnare ai bambini che la morte è un evento naturale, ma che chi se ne va rimane sempre accanto a noi.
Dopo tanti anni quest'anno Malefica sarà giù dai suoi per il ponte di Ognissanti. Le bambine non faranno dolcetto o scherzetto con le amichette come gli altri anni, ma aspetteranno il mattino per cercare  i loro regalini, portati dalla nonna Tata, andata via poco più di un anno fa.
Malefica si chiede come vivranno questa cosa, se con allegria o con nostalgia, o chissà, con un briciolo di paura, all'idea dello spirito della nonna che si aggira per casa nascondendo i propri doni, però anche quella sarà un'occasione per parlare della morte, della vita e dei distacchi.
E una cosa vorrebbe, lo vorrebbe con tutto il cuore, in questo mondo i cui i bambini sono già precocemente annoiati, disillusi, disincantati: riuscire a ricreare per loro anche solo un briciolo della magia della sua infanzia, far sì che da grandi possano avere dei ricordi meravigliosi di questi anni.
E quando Principessa , che va per gli 11 anni, le confida che di credere ancora a Babbo Natale, si dice che forse, ancora, un po' di speranza c'è.

domenica 9 ottobre 2016

Perfect Sunday.

Certe domeniche nascono perfette.
È perfetto alzarsi con calma e fare colazione sul divano con le bambine.
È perfetto sfaccendare un po' mentre loro giocano,  e poi tutte insieme passare un po' di tempo a etichettare i barattolini delle spezie e avere un armadietto che sembra tirato fuori da una pubblicità dell'Ikea.
È perfetto preparare il pranzo in tuta, ipercalorico per loro, dietetico per te, e alla fine prendersi un bel caffè.
È perfetto, dopo aver messo a posto, lavarsi i capelli e mettersi a preparare le slides per il prossimo congresso mentre loro guardano la tv.
Poi finisce che Piccola Peste lancia un bicchiere in testa a Principessa, e allora, ovviamente, perfezione addio!😂

sabato 8 ottobre 2016

Nightmares

Alle 3 di notte Malefica non dorme. Sarà che ieri è crollata troppo presto, sarà Piccola Peste che la riempie di calci, sarà la caviglia che si è distorta il giorno prima, sarà la dieta che le impedisce gli accessi notturni al barattolo di Nutella, fatto sta che ha gli occhi sbarrati e quindi a un certo punto si alza, si prepara un Deka e si trasferisce sul divano. E da lì, capelli arruffati, cavigliona fasciata, occhialoni,  plaid e gatto sul bracciolo, accende la tv.
Diciamo  che Malefica la guarda praticamente solo a quest'ora, e di solito per riaddormentarsi, al qual scopo sceglie programmi dal format soporifero. Il palinsesto notturno ne propina abbastanza, e quindi lei spazia da "Malattie  imbarazzanti" a " Cucine da incubo", anche se il suo preferito per la ninna è "Accumulatori seriali", che oltre a conciliarle il sonno la fa svegliare al mattino con l'istinto irrefrenabile di svuotare la cantina e tutti gli armadi di casa.
Però stanotte si vuole del bene e sceglie un film su Sky on Demand. E non un film qualsiasi ma "Padri e figlie" di Gabriele Muccino. E, dimenticandosi dell'angoscia notturna provocatale a suo tempo da "La ricerca della felicità", ci ricasca di nuovo con entrambe le scarpe.
Perché il tema, a ben vedere, è grosso modo quello, un padre che lotta contro le difficoltà della vita per proteggere il rapporto speciale con la sua bambina. Con dentro tutto quello che caratterizza i film di Muccino (inquadrature sospese, colonna sonora perfetta) che, piaccia o no, è un regista che sa sempre come rendere l'idea un'emozione, a livelli a volte anche insopportabili.
Insomma, a Malefica Muccino sta un po' sulle scatole, e del film non saprebbe dire se le è piaciuto o no, di sicuro non le ha lasciato dentro la scia di emozioni di "Nuovo Cinema Paradiso", per dire.
Epperò finisce che lei non dorme, e arriva alla fine che si fa un pianto che neanche MrFrank ai suoi tempi migliori.
E quando riemerge dal plaid per prepararsi un caffè e si specchia nel vetro della cappa, si augura che nessuno la veda in quel momento, perché coi capelli arruffati, cavigliona fasciata, occhialoni E anche occhi gonfi come palloncini, diciamocela tutta, 'sto grande spettacolo non è 😂. Buongiorno eh.

mercoledì 5 ottobre 2016

Great expectations

C'è che Malefica non vuole invecchiare, proprio non ci sta. E non è che si preoccupi tanto dell'invecchiamento fisico, anche se pure quello ovviamente ha la sua parte. Quello che la terrorizza di più è che le invecchi il cervello, che le si spenga l'entusiasmo, la curiosità, la voglia di cambiare. Perché troppa ne vede intorno a sé di gente vecchia, e vede che non sempre l'invecchiamento mentale si correla con l'età anagrafica corrispondente, anzi.
E allora lotta contro la stanchezza mentale, contro la voglia di deporre le armi che la prendono quando ha la sensazione che combattere non serve. Perché trova che sia molto più facile abbandonarsi al pessimismo e dirsi continuamente che ormai è così e bon, piuttosto che cercare comunque un modo, una strada alternativa che sia la propria e basta, una soluzione per portare a compimento quello che non si è riuscito a terminare fino ad oggi. E mantenere comunque l'entusiasmo, non farsi scoraggiare nè abbattere  da chi la pensa diversamente da noi e ci rema continuamente contro. 
Oggi il suo ex-capo le ha chiesto cosa farebbe se avesse la possibilità  di riaprire il suo ambulatorio in ospedale. E lei sinceramente  non ha saputo cosa rispondere. Perché è vero che ha un tuffo al cuore ogni volta che ripensa ai suoi ragazzi, alla sua stanza, a quegli anni meravigliosi di fatica e di soddisfazione in cui ha lavorato, si è avvelenata il sangue perorando cause perse, rinunciando ad altre possibilità professionali. Ma è anche vero che se guarda con obiettività alla situazione attuale dell'Ospedale, nulla è ormai come prima. La struttura è stata completamente sovvertita,  le iniziative vengono stroncate  sul nascere, la ricerca è azzerata, le possibilità clinico-terapeutiche anche. 
E allora Malefica si dice che forse,  anche se ne avesse la possibilità (e posto ora non è così) quella porta è meglio chiuderla, quella stanza è meglio lasciarsela  alle spalle. 
E studiare, inventarsi ex novo un modo tutto suo di lavorare, un suo spazio, un modo di espressione che siano suoi e non di altri, e che nessuna decisione esterna possa portarle via. Intanto, pensa e ripensa, ha già delle idee, e adesso lascerà passare questo mese che è abbastanza incasinato tra congressi e partenze, e poi comincerà a metterle in pratica. 
Nel frattempo ha:
1. Iniziato la dieta
2. Preso la sua prima lezione di pianoforte dopo 26 anni
3. Prenotato una lezione di canto
4. Iniziato il cambio di stagione  ( che non ci si crederà, ma è roba seria alquanto) sperando di riuscire a finirlo entro l'inizio della primavera.

domenica 2 ottobre 2016

Piccola Peste

Che quando ti hanno tirata fuori dalla pancia, l'ostetrica ti ha guardato e mi ha detto: "Signora, questa non gliele manderà a dire!"
Che poi ti hanno tenuto due settimane in ospedale, e tu eri talmente agitata che ti hanno dovuto cambiare quattro volte il braccialetto perché te lo strappavi, e alla fine hanno rinunciato e lo tenevano appeso all'incubatrice.
Che di quei giorni ricordo poco, pochissimo altro se non una stanchezza infinita e la sensazione di stare dentro un brutto sogno.
Che mi tiravo il latte da portarti, e con papà riempivamo interi scaffali del frigo dell'Ospedale, finché un giorno l'infermiera   è uscita e ha chiesto: "è lei la mamma di Piccola Peste? Tutto quel latte avanza, può donarlo per gli altri bambini?"
Che quando la collega mi ha detto che ti facevano uscire in dimissione protetta non avevo neanche un cambio per te, ma per la paura irrazionale che potesse cambiare idea ti ho portata via subito avvolta dentro una copertina con indosso poco più che il pannolino.
Che poi sei arrivata a casa, e nessuno ti aveva mai tenuto in braccio, e così allattarti era un problema perché crollavi addormentata appena ti prendevo dalla culla.
Che quando ti svegliavi nella sdraietta spalancavi i tuoi enormi occhi scuri, e la tata mi sussurrava " Signora, si è svegliata  e LA STA FISSANDO".
Che volevi fare tutto presto, ed eri  così piccola che non facevi che inciampare, cadere, farti male, ed eri, e sei ancora, tutta un livido.
Che quando a Parigi beccammo un acquazzone al mercatino di Natale sugli Champs-Élysées e ti strattonavo per portarti via, mi sono girata e ti ho visto felice a faccia in su, con la lingua in fuori per bere la pioggia e mi sono incantata a guardarti.
Che sei lagnosa all'inverosimile, testarda come un mulo, curiosa come una scimmietta, ma anche adorabile, creativa, generosa, sensibile come pochi.
Che quando ti aspettavo, mi chiedevo se sarei stata in grado di amarti quanto amavo Principessa, se avrei fatto confronti da cui  saresti uscita perdente.
E invece è stato subito chiaro che TU eri TU, diversa da tua sorella come il giorno dalla notte, ma perfettamente in grado, come lei, di rubarti per sempre un pezzo enorme del mio cuore.