lunedì 26 settembre 2016

Di whatsapp e di altre amenità #4

Si avvisano i signori pazienti che all'onorario previsto potranno essere applicate delle maggiorazioni, nei seguenti casi:
- pizzino formato A4 con promemoria delle domande da fare (vale anche il formato elettonico)......euro 5
- pizzino della moglie con promemoria dei problemi del bambino......euro 10
- pizzino della moglie con promemoria dei vostri problemi......euro 15
- busta formato condominio con tutti i farmaci che avete usato dalla nascita ad oggi......euro 20
- foto della vostra verruca comparsa un anno fa e poi guarita......euro 20
- foto della verruca di vostro zio......euro 25
- fotocopie della ricerca Google in cui vi diagnosticate la patologia e mi suggerite la terapia......euro 25
- pagine di Starbene o Donna Moderna sui nuovi trattamenti estetici con spillata la foto del fondoschiena della Arcuri ( tanto non vi viene così, sapevatelo!)......euro 30
- tentativo di accompagnare il figlio 18enne a sciacquarsi il viso......euro 35
- tentativo di rimettere la maglia al figlio 30enne mentre lo sto visitando perché "altrimenti prende freddo"......euro 40
- tentativo di estorcere visite di straforo facendo entrare in stanza tutto il parentame......euro 80 a tentativo.

Tratto da una storia rigorosamente vera.
Buon inizio di settimana..

domenica 25 settembre 2016

Retreat!

Domenica mattina. Malefica ha un caffè sul comodino e nel letto gatti e umani in assortimento variabile. Si gode il silenzio della casa, e spera fortemente che duri giusto il tempo di poter scrivere un po', riempire l'agenda con gli impegni della settimana prossima, fare un giro sui siti di gossip informazione.
La scuola è ricominciata, la vita ha ripreso il suo ritmo invernale, Malefica adesso ha più tempo per sè, e deve decidere come impiegarlo al meglio.
Eppure in fondo fa la vita che fanno la maggior parte delle sue amiche: lavora, si occupa  delle figlie, della famiglia, della casa, con in più l'enorme privilegio di fare un lavoro che le piace e che le lascia tempo per sè, le da modo di viaggiare.
Però, ne parlava ieri con MrFrank, ha sempre questa sensazione di fuori posto, di incompiuto, di qualcosa che dovrebbe fare e che non fa.
Quando era più giovane, Malefica correva, correva sempre. Sin dai tempi dell'Università inseguiva  il tempo che non aveva per riuscire a guadagnarsi una laurea e una specializzazione prima, un lavoro e una posizione dopo. Anche durante gli anni dell'Ospedale, Malefica correva,  non aveva mai tempo. Appena finiva l'ambulatorio doveva scapicollarsi a studio e spesso, nei periodi caldi, faceva albe e nottate a preparare slides, a scrivere articoli, organizzare corsi.
Nei mesi immediatamente successivi alla chiusura dell'ambulatorio, Malefica ha viaggiato tanto, tantissimo, per piacere e per lavoro. E tra viaggi, compleanni delle figlie, congressi, non ha avuto il tempo di fermarsi un po'. E ora che è reduce da questa lunga estate di riflessioni, si chiede cosa sia meglio per lei, se godersi il tempo che non ha avuto finora, o cercarsi altro da fare.
E veramente, in questo momento non ne ha la più pallida idea.
Ma gironzolando sul web trova questo:
A volte devi indietreggiare di uno o due passi, riconsiderare, staccare per un mese. Non fare niente, non volere niente. La pace è fondamentale, il ritmo è fondamentale. Qualsiasi cosa tu voglia non l'avrai provandoci con troppa insistenza.
-Charles Bukowski -
Nonostante sembri più una frase di Osho, incredibilmente pare che l'abbia scritta proprio Bukowski. Così, Malefica per un momento si dice che se si è fermato Bukowski, non c'è niente di male se si ferma un po' anche lei, sempre che indietreggiare le serva dopo  a prendere meglio la rincorsa.
Nel frattempo tutti (ancora) dormono,  Malefica finisce di scrivere il post, poggia il cellulare sul comodino, allunga le gambe sotto la coperta, si riappisola un po'.

giovedì 22 settembre 2016

Fitness time #1

Succede così, che mentre Malefica è in palestra a smaltire il malumore, la intercetta Istruttorefigo, e le propone di partecipare a una lezione di acquatraining. E l'indomani il meteo la grazia, il sole splende, e quindi lei tutta pimpante e volenterosa si appresta ad  andare a lezione. E dal momento che è una tipa scrupolosa, prima di uscire controlla previdentemente di aver preso cuffia, ciabattine, accappatoio. Va da sè, che un volta arrivata, rivolti completamente la borsa, perché ovviamente LE MANCA IL COSTUME! E quando già, affranta, sta pensando di rinunciare, una arzilla signora settantenne le offre uno dei suoi. Quindi Malefica, vegognandosi come una ladra, con un costume di due taglie più grande e alquanto datato, entra in piscina strisciando lungo le pareti, e viene ovviamente tramortita dalla vista di Istruttorefigo in costumino, tanto da rimanere distratta i primi 10 minuti abbondanti della lezione. Poi il tempo scorre, la lezione è interessante e abbastanza intensa. E Malefica deve apparire parecchio stravolta all'uscita, se la ragazza alla reception si premura di dirle: stia tranquilla, dopo va meglio. E lei vorrebbe chiedere: dopo quanto, ma niente, nun je la fa! ;-).

mercoledì 21 settembre 2016

Stand-by

Ci sono giorni così. Giorni che, sarà il tempo, sarà la stanchezza, sarà la tiroide, ma Malefica proprio non ce la fa. Giorni che la testa rallenta, e il corpo rallenta, e se lei non si mette di impegno a scuoterli, la lentezza diventa paralisi. E a volte pensa che sarebbe tanto meglio tornare a qualche mese fa, quando aveva tante cose da fare che le mancava il tempo anche solo per pensare. Quando era completamente immersa nella sua vita, nei suoi impegni, nelle sue scadenze. Adesso, boh, non lo sa più, cos'è questo senso di non-senso che la prende a volte, questa percezione di girare a vuoto, di non avere un pretesto, una direzione. Eppure fa la vita che fanno tutti, lavora, si occupa della famiglia, delle figlie, rispetto a tanti altri ha l'enorme privilegio di avere anche tempo per sè. Ma qualcosa le sfugge, qualcosa le manca, forse un progetto con un respiro più ampio, forse qualcosa da far nascere, crescere. Forse impegnarsi di più per gli altri, dedicare il proprio tempo a chi è meno fortunato, fare qualcosa che lasci una traccia.
Per ora non lo sa. E intanto si siede e aspetta, e si spreme le meningi per cercare un'idea. E confida che domani ci sia il sole anziché questo tempo uggioso. Intanto scrive, scrive, chè dopo aver scritto si sente molto meglio, non so voi.

lunedì 19 settembre 2016

"Nella fatica del tuo sorriso, trova un ritaglio di paradiso"

Quando ti conosco, lo ammetto, prendo una cantonata, di quelle grosse. È che ti vedo lì, seduta davanti a me, così positiva,  sorridente, serafica. Nel frattempo il tuo bambino è incontenibile, irruento, si arrampica ovunque, mette le mani dappertutto, tenta di infilarle nel contenitore degli aghi sporchi, per un pelo non rovescia il thermos con l'azoto liquido. Tu lo riprendi con dolcezza, senza molta convinzione, sembri più che altro divertita dalle sue monellerie.
Io tento di raccogliere la tua anamnesi, tengo la testa china sul foglio, tra me e me penso che sei troppo permissiva.
Poi ti chiedo: "quanti figli ha, signora?". "Adesso uno", mi rispondi.
La penna si blocca, sollevo lo sguardo, intercetto il tuo da dove è sparita ogni traccia di allegria.
Io e te diventeremo amiche, negli anni a venire. Sarai mamma ancora una volta. Vedrò il tuo bambino terribile diventare un ragazzo straordinario. E un po' per volta, mi racconterai la storia della tua bimba così piccina, delle sue battaglie vinte, della sua guerra persa. Ma avrai sempre quella luce  dentro gli occhi, quel sorriso fermo, dolcissimo. E mi chiedo se qualcuno l'abbia mai visto realmente come stavi, se sia stato in grado di intuire la tua rabbia, il tuo dolore. E spero per te che sia stato così, che tu non fossi sola, che ci sia stato in quel momento accanto a te chi fosse in grado di darti forza, di consolarti, di sostenerti, di renderti il cammino meno faticoso, ammesso che sia possibile, ovviamente.

domenica 18 settembre 2016

New style

Allora è deciso. Domani Malefica prenderà appuntamento col mega-nutrizionista che è riuscito a far dimagrire la sua amica RedPassion, trasformandola in una gnocca da paura. Che poi in realtà secondo Malefica RedPassion era già gnocchissima prima, iperfemminile, vitale, dolce, entusiasta. E lei, ovviamente la adora. Ma negli ultimi tempi si è letteralmente trasformata, anche grazie all'aiuto di questo signore. Anche se il forte sospetto di Malefica è che la sua trasformazione sia venuta da dentro, e forse c'entra qualcosa sto benedetto locus of control, di cui si parla tanto, ma che Malefica non ha capito bene dove stia, perlomeno il suo.
Quindi è deciso, prenderà appuntamento, afferrerà il tipo per il colletto del camice e gli chiederà fissandolo negli occhi: PERCHÈ NON PERDO UN ETTO????
Dopodiché, si vedrà. Se riuscirà nell'impresa, Malefica posterà una foto in bikini prima dell'estate, altrimenti continuerà con quelle del suo gatto, che sono sicuramente più gradevoli alla vista.
Vi tengo aggiornati.

Principessa.

Amore mio, stamattina non ci sei. Te l'ho proposto quasi per pro forma, se ti andasse di restare a dormire a casa di un'amichetta ieri sera. Ed ero già pronta al tuo rifiuto, ai mille pretesti che avresti trovato per non perderti la domenica mattina tutti insieme. Invece hai detto di sì, in un nanosecondo. E io ho mascherato il disappunto, sfoderato un bel sorriso, preparato la borsa con il tuo cambio.
Stai crescendo amore mio. E sei bellissima. E al di là dei luoghi comuni, per cui ogni scarrafone è bello a mamma sua, e tutti i bambini sono belli, tu sei VERAMENTE bellissima. E hai questo sguardo chiaro, un po'altero, adulto, che ti porti dietro da quando sei nata.
Sei precisa, responsabile, quando fai una cosa ti riesce sempre bene, perché ci metti impegno. Quando ti prendo un po'in giro ti chiamo "la mia bambina bionica", perché in fondo è un po' vero.
E sei così controllata nelle tue emozioni, non hai mai uno scatto di nervi, un grido di rabbia, un pianto liberatorio, che a volte veramente non so come prenderti. È così difficile capire quando hai un problema, e io, che ti riverso addosso valanghe di parole, non trovo mai la strada per il tuo cuore, devo sempre intuire, cercare di indovinare, e non sempre ci riesco come invece riesce il tuo papà. Però se ci ripenso, in fondo era così anche per me da bambina, quando mia madre era la mia migliore amica, ma una sola parola di mio padre bastava a fare sciogliere tutti i miei nodi.
Mi mette ansia sai, sapere che crescerai. Sapere che dovrò lasciarti andare verso un mondo di cui non mi fido più, che anche saperti da sola ferma ad aspettare un autobus mi metterà ansia,  che in questa città così difficile avrò sempre paura finché la sera non sarai rientrata.
 E vedo il tuo corpo, che mostra già i primi inequivocabili segni del cambiamento, e mi chiedo se riuscirò a cogliere il momento giusto per cominciare a parlarti dell'amore, delle relazioni, dei sentimenti.
Ma intanto ieri ti sei infilata nella vasca da bagno con me e tua sorella, con la cuffia col maialino in testa. E per andare alla festa ho dovuto convincerti a vestirti decentemente e a non mettere le flipflop. E la sera, mentre ti pensavo intenta in confidenze con la tua amichetta, mi hai mandato un video dove ingaggiavate una lotta tra Minions.
E allora sorrido, mi dico che c'è ancora  (un po' di) tempo, mi prendo un caffè sul divano, e come sempre ho buona compagnia.

sabato 17 settembre 2016

Children grow

La scuola è ricominciata da poco, Malefica ha finalmente un po' di tempo per sè. Perché per difendere la sua concezione antiquata secondo la quale i bambini hanno bisogno di riposo, quest'anno si è immolata alla causa, ha evitato in ogni modo asili e centri estivi, e ha passato gli ultimi due mesi dedicandosi alle pupe, delegandole alla tata solo le ore indispensabili in cui era "costretta" a lavorare.
Comunque, finalmente lunedì scorso le bambine hanno ripreso la scuola, e ricomincia il mutuo soccorso tra mamme, per cui Malefica si offre volontaria per recuperare, oltre a Principessa, anche due sue amichette. Piccola Peste però attacca la lagna, si risente, perché sua sorella ha ben DUE amichette e lei invece no, e dal momento che quando ci si mette  ti da in testa peggio di un martello pneumatico, Malefica l'indomani si accolla ANCHE una sua compagnetta.
Farò a questo punto un piccolo excursus sull'auto di Malefica, ossia una Panda seconda serie del 2003, di improbabile colore turchese, il cui bagagliaio è perennemente stipato di roba, dalla borsa da medico, a quella della palestra, a campioncini di creme di varia natura (che poi è uno degli aspetti divertenti del suo lavoro).  Quindi, si può intuire facilmente come, già il giorno prima, farci entrare 4 bambine ognuna zainodotata non fosse impresa facile. Fortunamente però, mentre Malefica si lambicca il cervello pensando a come entrarci in sei, come una manna piovuta dal cielo si materializza il di lei consorte che la aiuta a raccattare le ragazze e le deposita davanti all'uscio di casa ognuna col suo bagaglio (e Malefica sente, sì, lo sente, che in quel momento ha avuto tutta la sua solidarietà).
Per cui Malefica si appresta a trascorrere un pomeriggio de fuego, pronta a sedare risse e ad asciugare lacrime, e invece no.
Invece le ore scorrono tranquille, le bimbe giocano serene, e, se si eccettua un placcaggio da rugbista per afferrare le due piccole che si sporgevano dalla finestra, nessuno si è fatto male, si è tagliato o è precipitato dal balcone. E Malefica ha lavorato un po', un po' ha traccheggiato col telefono, qualche giro sui social, insomma si è perfino un po'annoiata. E ha pensato che ormai è quasi fatta, veleggiano entrambe verso le prime forme di autonomia. E in questi momenti, se ripensa a quanto desidererebbe un terzo figlio, poi ci riflette un po' e si dice: naaaa!

venerdì 16 settembre 2016

Di whatsapp e di altre amenità #3

Si fa presente ai signori pazienti che la sciura Malefica è un D-E-R-M-A-T-O-L-O-G-O, ovvero uno che ha studiato anestesia e rianimazione all'età di 23 anni, e poi non l'ha più messa in pratica. Per la vostra incolumità non è conveniente dunque collassarle innanzi, laddove non ve ne sia giustificato motivo. 
Dunque:
1) se siete signore anziane NON potete assistere all'intervento di vostra figlia di 40 anni
2) se siete mamme sensibili, alla bruciatura della verruca del bambino venite accompagnate da una parente qualsiasi, purchè di polso fermo
3) se siete padri, vabbè, che ve lo dico a fare, manco ve faccio entrà.
Buon week end.

September morn

Nell'immaginario romantico di Malefica, settembre è il mese di che la traghetta dall'estate verso l'autunno, in cui luminose giornate di sole caldo si alternano ai primi brividi di freddo e ti lasciano pregustare il clima da  Vecchia Romagna di ottobre.
Nella realtà, invece, a Roma settembre è quel mese infame in cui l'umidità si taglia a fette, i capelli di Malefica prendono vita come Gremlins al primo goccio d'acqua,  e se c'è un giorno in cui faranno 40 gradi, è sicura che avrà studio pieno di anziani e neonati e le toccherà lavorare col condizionatore spento.
A settembre Malefica cessa di sentirsi una meravigliosa creatura marina, e non è ancora nel mood della perfectly job/children/sport-oriented woman, per cui si sente un po'come un Robinson Crusoe che rientra nella civiltà e per giunta non ha  mai niente da mettersi (ehm!).
Insomma, con queste premesse Malefica stamane visto il clima tropicale faceva la conta scarpa chiusa/scarpa aperta, e alla fine non avendo grossi impegni optava per abito semi-informal e sandalo piatto.
Arrivava a scuola sudando sette camicie e, dopo il caffè di rito con gli amici, doveva andare a studio per vedere un paziente. Nel frattempo aveva iniziato a piovere da 10 min. I venti minuti del controllo sono il tempo giusto perchè all'uscita Malefica abbia la sensazione di trovarsi in pieno film "The Mission", con la piazza completamente allagata e l'acqua che dalla strada si riversa sui marciapiedi. Rimane un po' indecisa sul da farsi, poi prende coraggio, e col vestito tirato su a mo' di donzella dell'Ottocento, GUADA la strada con l'acqua letteralmente a metà coscia. Dopodiché, guadagnato l'accesso alla macchina, studia il percorso migliore per tornare a casa ( 500 mt in linea d'aria) senza restare impantanata. E dopo millemila giri tortuosi, alla fine ce la fa.
Eppure, non vive nella giungla. O sì?

giovedì 15 settembre 2016

Ciccio

....e, come se non avesse altri impicci, suo padre si porta a casa un San Bernardo di 4 mesi. E Malefica pensa che è il solito matto, ma che è troppo forte quando fa queste cose. E un po' rosica perché lo vorrebbe anche lei, ma a Roma in 100 mq di casa un San Bernardo proprio non ci sta!

Sharing

Perché si inizia a tenere un blog? Non esiste una risposta univoca, ovviamente. La rete è piena di blog dalle intenzioni più disparate. Molti blog nascono a fini divulgativi, trattano tematiche precise (letteratura, viaggi, moda, fotografia, ad esempio), parlano delle passioni dei loro autori. Altri blog diventano una possibilità di business, soprattuto quello che trattano temi inerenti il web marketing, la comunicazione, l'era digitale.
Ma esiste una categoria di blog, che Malefica segue da tempo, in cui gli autori parlano, semplicemente, di sè. Spesso nascono durante passaggi  critici della propria esistenza, la nascita di un figlio, una separazione, un trasferimento all'estero. E alcuni sono belli, bellissimi, e appena Malefica capirà come linkarli qui, lo farà.
Sta di fatto, che le frullava da un po' in testa l'idea di tenere un blog. Di avere uno spazio suo, riservato, diverso dalla pubblica piazza di FB, per poter esprimersi. Quando ha iniziato a scrivere, poi, ha deciso di condividerlo con le persone che le stavano più a cuore, quelle secondo lei maggiormente in grado di capirla. Perché lei allo scambio, alla condivisione, al sostegno reciproco, ci ha sempre creduto, ne ha fatto un modello di vita. Crede nel dirsi le cose, nel parlare ( pure troppo). Ma ha tanta, tantissima capacità di far aprire gli altri, e al contrario fa un'enorme fatica a far vedere le sue difficoltà. E  per questo poi, agli occhi di chi guarda, nei suoi momenti no diventa una sfinge, completamente inavvicinabile. Malefica nella sua vita ha sempre camminato, a testa alta e a testa bassa, non si è mai fermata, ha avuto sempre ben chiara l'idea che se imbocchi una strada, poi la devi percorrere.  Per tanti anni, è stata responsabile di un bellissimo ambulatorio in un grosso ospedale di Roma. E nonostante le difficoltà, il contratto ridicolo, i bocconi amari, quell'ambulatorio, portato avanti per 10 anni, è stato un pezzo importantissimo della sua vita. Ovviamente però, data la precarietà contrattuale, nel frattempo ha dovuto organizzarsi un'attività privata decente. E quando è diventata mamma, ha deciso che avrebbe fatto di tutto per essere una mamma presente, che non avrebbe delegato.
E quindi per anni ha organizzato il suo lavoro per non togliere nulla alle figlie, ha stabilito incastri mostruosi che le permettessero di tenere in piedi la baracca. Va da sè, che, cammina cammina, e pensa a questo e pensa a quello, a un certo punto le è venuto naturale non pensare più a sè.
Poi, per motivi amministrativi- burocratici difficili da spiegare, l'ambulatorio è stato chiuso. Le bambine nel frattempo erano più grandi.
E lei si trovò d'un tratto con tantissimo tempo che le avanzava. E si ricorda ancora di un giorno preciso, in cui era andata a fare shopping in un negozio per taglie forti. C'era un concorso fotografico, le scattarono delle foto. E lei si vide lì, e non si riconobbe in quella figura pesante, in quello sguardo spento dietro gli occhiali . E decise che forse, era il caso di fermarsi. Che tutto quel tempo che avanzava, non era superfluo, ma era, semplicemente, il suo. Da lì Malefica cominciò a cambiare, si mise a dieta, ricominciò a fare sport, e, soprattutto iniziò a non essere sempre accondiscendente, ad ascoltare sè stessa prima degli altri, a volte anche in maniera eccessiva, con modi aggressivi. E se di alcune cose si dispiace, di nulla si è pentita, perché tutto ha contribuito al cambiamento, perché lei non crede più che il percorso sia segnato, perché a quasi tutto si fa in tempo a rimediare, se veramente lo si vuole. E anche questo blog le serve a tracciare i passi della sua trasformazione. E quindi ben venga che lo legga chiunque, se leggere può servire a capire, a  capirsi un po'di più.

martedì 13 settembre 2016

Di whatsapp e di altre amenità #2

Ore 8.00 di un giorno festivo. Malefica ancora a letto. Squilla il cellulare.
Malefica: pronto?
Pz: Salve dottoressa, lei non mi conosce, mi ha dato il suo numero l'amico del fratello del cugino della signora Y che nel 2002 era una sua paziente.
Malefica (smadonnando): Mi dica
Pz: Mi scusi dottoressa, è che ieri sera sono stato a un addio al celibato
Malefica: e...?
Pz: C'era una spogliarellista...
Malefica: e...?
Pz: ehm...abbiamo fatto sesso...
Malefica: eeeeee.........?
Pz:......si è rotto il profilattico
Malefica: e quindi?
Pz: dottoressa, secondo lei, ho corso qualche rischio?
Malefica (perfida): certo!
Pz: posso fare qualche test domani?
Malefica (sempre più perfida): mi spiace, no, dovrà aspettare almeno 3 mesi.
Pz (attimo di esitazione): Dottoressa, ma lei dice che mi sono attaccato qualcosa? La ragazza era pulita, di giorno fa la badante a una vecchietta...
.......
Tratto da una storia rigorosamente vera...
Bah!

Back to school

Ieri è finalmente ricominciata la scuola. E Malefica ne è molto, molto contenta. Perchè è vero che da una parte inizierà il tourbillon di accompagna/riprendi, sport, attività, visite mediche, festine, regali, chat   di classe etc. Ma è anche vero che l'inizio della scuola comporta anche piacevoli effetti collaterali. Per esempio il caffè del mattino con le amiche. Le uscite, le chiacchierate, le escursioni del week end da condividere, altrimenti non ci si diverte abbastanza.
Malefica in questo è stata fortunata. Ha avuto la ventura di trovare una bellissima combinazione di mamme nella classe di Principessa. Tante donne in gamba, intelligenti, spiritose, dinamiche, con cui negli anni si sono creati legami trasformati spesso in amicizia. E al di là delle normali discussioni legate alla organizzazione e all'andamento della classe,  il gruppo è stato sempre coeso, compatto, si è creata quella situazione di rispetto, crescita, sostegno reciproco, che non è sempre facile trovare.
Qualche anno fa, a Malefica, che ovviamente vive per ciarlare, venne in mente di organizzare un gruppo di lettura. Nella sostanza, si trattava di scegliere un testo, e discuterne poi tutte insieme. Otto malcapitate aderirono all' iniziativa, e Malefica, presa dal sacro fuoco dell'entusiasmo, scelse come titolo "Donne che ballano coi lupi", agevolissimo testo di quasi 600 pagine, incentrato sulla psicanalisi femminile e sulla liberazione della natura istintiva della donna. Dopo un periodo di crisi iniziale e tentativi di fuga, il gruppo decollò, il libro finì a far da centrotavola durante le cene organizzate per la discussione, e adesso ognuna di loro ne ha una copia da qualche parte, ma non si è mai riuscite ad arrivare oltre il capitolo 4, tranne la Giuli, che si sospetta fortemente l'abbia finito. Però loro si sono divertite, si sono confrontate, si sono legate un pezzettino di più.
I bambini sono cresciuti insieme,  e anche le loro mamme, in qualche modo. E quest'anno, che sarà l'ultimo di questo ciclo, Malefica se lo vuole godere tutto. Poi l'anno prossimo le cose cambieranno, Principessa inizierà le medie, Piccola Peste le elementari. Ci saranno nuove combinazioni, altre situazioni, si spera altrettanto piacevoli. Ma questa piccola, fantastica alchimia, boh, questa, chi lo sa.
PS: in tema di auguri, buon compleanno mammina, bacini anche da qui. E niente lacrimoni, eh!

lunedì 12 settembre 2016

Big Magic

Antefatto: All'età di 11 anni Malefica era in gita con sua madre, quando una zingara su un treno, leggendole la mano, le predisse che sarebbe morta giovane. Ora Maelfica non sa se è per quello,  o se è perchè l'altr'anno è stato carico di eventi infausti, ma è un periodo che ha la sensazione netta di non avere abbastanza tempo, di doversi sbrigare a far le cose.
Malefica è un po' che ha la fissa dell'ordine. Certo da fuori nessuno lo direbbe, visto il casino perenne che anima gli ambienti entro cui si muove. Però ha la mania di fare spazio, di ripulire, di riordinare, forse perché ha la sensazione che riordinando il fuori, possa fare anche un po' luce dentro di sè. E quindi all'uopo ha letto mucchi di libri sul feng shui, sullo space clearing, sul decluttering, senza riuscire a cavarne un benemerito ragno dal buco. Parlando con un amico, Malefica gli diceva che se guarda alla sua vita, lei la immagina come una grande, enorme credenza, piena di ninnoli, di soprammobili, bomboniere. Per un po' di tempo ci è passata davanti, l'ha lasciata chiusa, ci ha infilato roba a casaccio. Poi un giorno si è fermata, e l'ha vista lì, tutta in disordine, con gli oggetti dentro coperti di polvere.
Un'altra fissa di Malefica è, se non si fosse capito, scrivere. E per anni si è agitata all'idea di cosa scrivere, di avere un soggetto, un'intuizione, qualcosa che la stimolasse ad attivarsi.
Poi l'anno scorso, Malefica si è imbattuta in un libro. Si intitola "Big Magic", un libro sualla crratività, di Elizabeth Gilbert che per inciso è l'autrice di "Mangia, prega, ama". Malefica non ha letto quest'ultimo libro, e si è addormentata alle prime scene del film, quindi che la trama parli di una donna alla ricerca di sè stessa, è una mera coincidenza. Ha letto, invece, a spizzichi e mozzichi "Big Magic".Che, secondo Malefica, è una discreta boiata, ma che in sostanza dice questo: "Se senti di fare una cosa, falla. Non preoccuparti della sua utilità, del messaggio che vuoi lanciare, dell'effetto che farà. Se ti fa star bene, falla e basta." E quest'affermazione, abbastanza lapalissiana in verità, ha acceso una lampada nel cervellino di Malefica. E così ha iniziato a scrivere, in ordine sparso, di quello che in quel momento le stava a cuore. E nel frattempo, riordinando un cassetto,  ha tirato fuori vecchi diari ed è rimasta folgorata.
Così, per conoscenza, ne trascrive alcuni stralci, datati 16/1/05.
"Il filo di inchiostro è un filo che unisce i pezzi della nostra esistenza. I ricordi che affiorano sparsi, rinascerebbero dal loro oblio se qualcuno si premurasse di fissarli sulla carta?
Il bisogno di scrivere, scrivere per comunicare e per liberarsi, per mettere ORDINE tra pensieri affastellati, per comunicare, esprimere un'emozione.
Scrivere nei momenti di pausa, nel silenzio, o tra la gente. Scrivere per ritrovarsi...
Vorrei riuscire a fermare i pezzetti della mia vita, riuscire a fissarli, per ricordarli quando sarò vecchia, se mai lo sarò...
E il pensiero, la mia principale angoscia di questi giorni è di non riuscire a fare in tempo".
Quindi, evidentemente, la chiave è quella, e questo senso di precarietà non è cosa nuova, lo avverte da sempre.
Da quando scrive qui, si sente come se avesse aperto la credenza e tirato fuori tutto. E pian pianino, uno per volta, stesse spolverando i ninnoli più belli, gettando quelli inutili, rimettendo tutto in bell'ordine. E, non c'è che dire, è una bella, bellissima sensazione.
PS: in quel diario, c'era trascritto anche il peso di 10 anni fa. Stendiamo un velo pietoso, meglio.

Time wasting

E fu così che Malefica, quella grandissima idiota, che stava pregustando da settimane la libertà dalle figlie il primo giorno di scuola, trascorse invece la mattinata a litigare col mondo. Tiriamo innanzi va, e niente sangue amaro, che ci son cose peggiori nella vita. E ora non mi stressate a chiedermi cos'è successo, chè tanto non ve lo dirò mai 😉.
Ah, buon compleanno amichetta, ormai lo sai, parlo solo da qui.😂

sabato 10 settembre 2016

My little friend


Malefica e amichetta si conoscevano di vista da un po', erano colleghe di corso. Solo dopo la laurea, però, per una serie di coincidenze, finirono a vivere insieme. Amichetta era piccola, dinamica, determinata. Malefica già allora era grande, pigra, un po' indolente.
Malefica si trasferì a casa sua e passarono la prima notte insieme a confidarsi. Da lì diventarono amiche, sorelle, compagne  di bagordi, indivisibili negli anni. Si sono sostenute, date coraggio a vicenda, consolate, supportate e sopportate. E hanno avuto anche momenti no, litigate, incomprensioni. Sono state in bolletta insieme, a dividere gli ultimi 10 euro del mese, a cercare in fondo al freezer l'ultimo surgelato arrivato col pacco dalla Calabria. Hanno organizzato  feste e festini, aperto la loro casa al mondo intero, e hanno assistito alla fine e all'inizio di tanti amori.
Anche amichetta è ancora qui. Nonostante le difficoltà, gli impegni la lontananza, rimane sempre una sorella, sua sorella.
Amichetta è una roccia con un cuore fragile, oppure no, ha un aspetto fragile e invece è una roccia. Oppure è una roccia, dentro e fuori. Questo, dopo tanti anni, ancora Malefica non l'ha ancora ben capito. Ma non ha potuto che ammirare negli anni la sua determinazione, la sua forza di volontà, l'ostinazione che le ha permesso negli anni di affrontare sfide difficili. E siccome lei è amichetta su questo sono un po' ruvide, e tra loro hanno un po' difficoltà a dirselo...
Nun t'arrabbià piccoletta, tanto ce lo sai ;-).

venerdì 9 settembre 2016

Ordinary

Lo studio medico non è sempre un luogo di pena. Capitano giornate serene, distese, piccole patologie, pazienti tranquilli. Ovviamente ci sono anche giorni pesanti, combinazioni venefiche, in cui tutto congiura per farti arrivare a sera con la lingua penzoloni. Ci sono giorni in cui Malefica scorre la lista dei pazienti e trema al pensiero del pomeriggio che dovrà affrontare. E altri in cui invece, è felice nel sapere che rivedrà quel tal paziente o il bambino della tale signora. C'è da dire che, soprattutto al paesello, dove le richieste sono tante e il tempo a disposizione poco, le segretarie son bravissime a organizzare l'agenda in modo da incastrare bene gli appuntamenti, ed evitare le combinazioni pericolose, tipo piazzare un neonato in prossimità dell'ora dei pasti o un anziano im-paziente prima di un soggetto particolarmente difficile. Perché la tipologia di situazioni che affronti è estremamente variegata. 
Può esserci il paziente "spiccio" con una semplice verruca da bruciare. Ma anche chi presenta situazioni problematiche, patologie difficili da trattare, che comunque hanno un peso rilevante sul suo assetto psicofisico. Perché la malattia dermatologica, soprattuto quando è cronica, spesso è vissuta male anche rispetto a patologie internistiche più gravi ma "nascoste". 
Perché delle proprie "macchie" il paziente deve rendere conto all'esterno, deve giustificarsi, deve spiegare. 
Perché, soprattutto se si è giovani, ciò che ci "marca" esteriormente ( basta anche un po' d'acne) ci rende visibili, diversi, esposti. Perché  è più facile e meno impegnativo mandar giù una compressa che traccheggiare con mille cremine. 
Se si aggiunge che molte dermatosi sono scatenate o aggravate dallo stress, si può intuire che per molti pazienti queste malattie diventino circoli viziosi senza uscita.
Per questo Malefica sostiene da sempre che la comunicazione, il sostegno anche emotivo, sono importanti per tutte le specialità mediche, e a maggior ragione per la dermatologia. Perché è fondamentale ascoltare, tranquillizzare senza minimizzare, essere empatici ma non succubi, spiegare con chiarezza e semplicità, e non liquidare il paziente con una prescrizione "al volo".
E così finisce spesso che, ascolta di qua e consola di là, a fine giornata Malefica a volte si senta più uno psicanalista che un dermatologo, del tipo Caruso Pascoski, per dire, dai.

giovedì 8 settembre 2016

Physical

Per una parte del mio lavoro, mi occupo di estetica. Poca roba, peeling, qualche rivitalizzante, il minimo indispensabile per accontentare le richieste delle mie pazienti, che hanno magari solo il desiderio di vedersi meglio, un po' più distese, un po' più luminose.
Da certa medicina estetica ho preso da sempre le distanze, per una serie di motivi.
In primis, sicuramente, ha avuto il suo peso il fatto che, inizialmente, avrei voluto essere un pediatra e non un dermatologo. Ma ai tempi pediatria era blindata e riservata ai soliti noti e così scelsi di diventare dermatologo pediatrico, decisione di cui non mi sono mai pentita.
Ma c' è un motivo più profondo per cui non amo le correzioni estetiche estreme, premesso che ognuno ha la sua storia, le sue motivazioni, ed è libero di gestire il proprio corpo come crede. La chirurgia plastica ha delle applicazioni bellissime nel campo, per esempio, della ricostruzione, riesce a ridare una buona qualità di vita a chi ha subito interventi demolitivi o gravi incidenti.
Così come non vedo nulla di male nel voler correggere un difetto che ci ossessiona, come un naso importante o un seno mal fatto, se ciò porterà a un rapporto migliore con l' immagine di noi stessi.
Quello con cui mi confronto tutti i giorni, però, è una tendenza allarmante, anche tra giovanissimi, a ricercare continuamente la perfezione fisica, a voler  adeguarsi agli standard estetici, a voler conservare a tutti i costi un aspetto giovane, anche a costo di stravolgere la propria fisionomia. In molti giovani, la deviazione dai modelli comunemente accettati genera spesso ansia, frustrazione, depressione, fino all'isolamento sociale.
Per cui gran parte del lavoro che faccio coi miei pazienti è convincerli che NON hanno  bisogno di cambiarsi i connotati per essere più belli, ma che piuttosto sarebbe meglio amarsi e valorizzarsi per quelli che si è.
Il nostro corpo, la nostra pelle, parlano di noi. Non c'è nulla di più bello, per me, di osservare un corpo, specie se anziano, e da lì intuire chi è o chi è stata quella persona. Se ha amato la vita all'aria aperta, lo sport, se ha avuto cura di sè, se ama o è stata amata. Se fuma o se ha fumato, se ha sofferto per malattie o interventi. Se ha un atteggiamento positivo, vitale, o invece chiuso, raccolto, rattrappito. Ogni ruga, ogni cicatrice, ogni segno in più raccontano la storia. E anche se trovo sacrosanto volersi vedere belli e giovani il più a lungo possibile, è bello anche che da fuori si veda, chi siamo, e che si sia orgogliosi della propria individualità.
Anche per me non è stato facile. Il corpo che ho ricevuto in dotazione è difficile, lento a rispondere, massiccio, con una fastidiosa tendenza a mettere su peso. Ho iniziato a vivere bene solo quando ho smesso di andargli contro, di voler essere a tutti i costi come non sono, a capire che può esserci armonia anche laddove le misure non sono standard. E negli anni ho imparato non solo ad accettarlo, ma anche ad amarlo per quello che è, per il modo in cui ancora mi segue e mi permette di fare ciò che voglio, il che, alla mia età, non è affatto scontato.

mercoledì 7 settembre 2016

Cocoon

Quando ha iniziato a scrivere qui, cioè poco più di una settimana fa, Malefica non ne aveva ben chiaro lo scopo. L'unica cosa che sentiva era questa urgenza, questo desiderio strabordante di scrivere, di scriversi. Perché scrivere è una cosa che lei ha sempre adorato, sin da bambina. Scriveva lettere alle amichette del mare, ai penpals inglesi,  agli amici di università, ai fidanzati. Adorava e adora la carta da lettere, i quaderni e tutto ciò su cui si possa scrivere. Anche di recente, dall'ultimo viaggio, è rientrata con alcune delle sue menate, un bellissimo set di biglietti e buste e un utilissimo e indispensabile kit di pennini per calligrafia, che giacciono ovviamente nel cassetto della sua scrivania, insieme agli acquerelli e al corso di francese (ma sulle passioni incompiute di Malefica si stenda, per ora, un velo pietoso).
Si parlava dunque del senso di questo blog. È in realtà all'inizio l'idea era di tenerlo "segreto" e decidere poi col tempo con chi condividerlo. Ma chi conosce Malefica lo sa, lei non sa tenersi il cosiddetto cecio in bocca, e così nell'arco di due giorni lo ha spifferato praticamente a tutti, e adesso, fatti salvi i pazienti e il lavavetri all'angolo vicino al benzinaio, è praticamente di dominio pubblico.
E questa cosa, che inizialmente le metteva ansia, comincia invece ad avere risvolti piacevoli. Per esempio c'è chi le scrive per chiederle se le storie di cui si parla siano vere. E lei ovviamente risponde di sì, che sono vere e non sono romanzate nè enfatizzate, ma raccontate nel modo "di pancia" in cui le ha vissute, che poi è il suo modo di affrontare la via. C'è chi ha maliziato sulla figura di M. volendo a tutti i costi vederci un rapporto saffico ( e alla fine, chi può dirlo? ;-)).
Ma la cosa che più l'ha emozionata sono state le persone care. Le sue amiche che le scrivono delle loro emozioni. Quella, carissima, che la legge in metro nel suo rientro a casa.  Immaginare suo padre, sua madre, suo marito, e tanti altri amici leggerla da un PC o dal cellulare, distanti chilometri eppure così vicini.
E, sarà perché nel suo correre da una parte all'altra di Italia occupandosi  a tempo pieno di figlie e pazienti, lei spesso si sente un po' sola. Sarà perchè si scappa a destra e a manca e non si ha mai il tempo neanche di scambiarsi un saluto, una telefonata. Fatto sta che scrivere qui le scalda un po' il cuore, la riporta in comfort zone, le ricorda chi è, la fa sentire a casa.
E per adesso, va bene così.

lunedì 5 settembre 2016

Allodole

Malefica al mattino si alza presto, è piena di energie. Alla sera invece è uno straccio, comincia a spegnersi intorno alle 19, e si trascina stancamente fino all'ora di andare a letto. Se le dice sfiga, e ha una cena, una festa o qualsiasi impegno che le richieda un minimo di socialità, ella corre il rischio di addormentarsi sul colpo ovunque si trovi. Il problema è che, nel suo tentativo disperato di resistere al sonno, spesso finisce per assopirsi ad occhi aperti e continua a parlare come niente fosse, dando all'interlocutore la sensazione di essere sveglia. Ovviamente, però parla a vanvera, e le capita  per questo di infilare figuracce memorabili, per non parlare delle innumerevoli  uscite al cinema  passate a ronfare sulla spalla del malcapitato di turno. Un'altra cosa che le concilia terribilmente il sonno è l'automobile. Se vi sale in orario serale, spesso non aspetta neanche la messa in moto per crollare addormentata. Abitudine che possiede sin da bambina, e che era causa di grandi scazzi da parte del grande amico ai tempi dell'Università, che si trovava a dover scegliere se scarrozzarla addormentata o apparentemente sveglia ma farneticante.
La situazione è paradossale, poi, se si pensa che, a fronte di questa facilità di addormentamento Malefica, è, di fatto, un'insonne. Se le dice bene dorme fino alle 2 e poi rimane sveglia con gli occhi sbarrati per riprendere sonno, se Dio vuole, verso le 5.30. Altrimenti fa un'unica tirata e rimane sveglia fino al mattino.
Ma le ore di insonnia  notturne, una volta motivo di angoscia, in certi periodi dell'anno, per esempio a scuole chiuse, diventano il suo salvavita, il suo momento di privacy assoluta, quelle in cui può leggere un bel libro, guardare un film diverso da Alvin and the Chipmunks, attaccarsi al barattolo di Nutella bersi una tisana in santa pace, nel silenzio più assoluto.
 A ripensarci, sono parecchie sere di fila che dorme bene, quasi quasi stasera è tentata di puntare la sveglia alle 2 ;-)).

Quale dolce mela

"Quale dolce mela che su alto
ramo rosseggia, alta sul più
alto; la dimenticarono i coglitori;
no, non fu dimenticata: invano
tentarono raggiungerla".
(Saffo - Traduzione di Salvatore Quasimodo)

Vabbè, diciamo che per una vita Malefica ha amato immedesimarsi nella mela in questione, nel frutto più in alto, inaccessibile ai più. Ma gli anni trascorsi, e qualche capello bianco, l'hanno fatta lentamente cedere alla convinzione che, tutto sommato, questa non fosse proprio la soluzione più intelligente.
Intanto perché verrebbe da chiedersi: se arrivasse il coglitore che eventualmente giungesse fino in cima, sarebbe il più meritevole o solo il più scaltro? E siamo sicuri che poi costui non possa essere interessato più alla scalata che alla mela in sè, limitandosi a staccarne un morso per poi lanciarla giù?
E poi, nell'eventualità infausta che essa  rimanesse non colta, che ne sarebbe di lei? Rimarrebbe sull'albero a marcire, e farebbe la stessa fine di tutte le altre?
Negli anni dunque Malefica si è convinta che essere una mela che aspetta di essere raccolta non sia proprio la prospettiva più allettante per una donna, e da madre di figlie femmine si augura che siano loro un domani le coglitrici, che non stiano lì ferme ad aspettare che arrivi chissà chi, che imparino che essere scelte è bello, ma saper scegliere lo è molto, molto di più.

domenica 4 settembre 2016

Di whatsapp e di altre amenità #1

Paziente X: sta scrivendo...
Pz X: salve dottoressa, lei non mi conosce ma mi ha dato il suo numero il fratello dell'amico della signora Y che nel 2005 era sua paziente
Malefica: (online)
Malefica (smadonnando): mi dica.
Pz X: mia figlia di 5 anni ha un neon che si è modificato
Malefica (occhi al cielo): nei bambini può essere normale, ne è sicuro?
Pz X: sì sì, ce l'ha dalla nascita ma ultimamente è diventato nero
Malefica: allora deve essere visto ed eventualmente asportato
Pz X: (online)
Pausa di 15 min
Pz X: mia moglie mi dice che dalla nascita  non si è mai modificato
Malefica: bene, allora lo vediamo quando può.
Pausa di 30 min
Pz X: scusi dottoressa lo abbiamo pulito con un po' d'alcool, è andato via, era un segno di pennarello.
Malefica:(online)
.......
Tratto da una storia rigorosamente vera.
Buona domenica, dai.

sabato 3 settembre 2016

M.

Malefica non ha una concezione esclusiva dell'amore, piuttosto una buffa tendenza a prendersi cotte a ripetizione verso oggetti del desiderio dalla natura disparata, luoghi, persone, animali, oggetti.
Malefica, insomma, è una che ama, si appassiona, si intigna sulle situazioni, e quando ama è una sorta di accumulatrice seriale di affetti, ha una grande difficoltà a lasciare andare, tende a trattenere.
Ma il colpo di fulmine, quello che al primo sguardo ti fa capire che quella persona sarà parte importante della tua vita, quello l'ha provato poche, pochissime volte.
E l'unica volta che quel colpo di fulmine si è tradotto in affetto decennale, non è stato per un uomo, ma per una ragazza.
Era il 1990, Malefica quasi 18enne era a Roma per sostenere l'esame di ammissione alla facoltà di Medicina. In fila stava davanti a una ragazza, mora quanto lei era bionda, e si trovò qualche minuto a fissarla ad occhi aperti pensando, con una punta di invidia, che era bellissima.
Malefica e M. diventarono amiche per la vita. Di quelle che si scambiano la pelle. Di quelle che si sentono, a distanza di anni, di chilometri, sempre accanto. Poi si aggiunsero il grande amico, amichetta, poi le grandi amicizie dell'età adulta, chè Malefica non si è mai sottratta all'opportunità di avere un affetto in più. Ma il rapporto con M., questa sorta di fidanzamento di anime, rimase sempre una cosa a parte. Qualche giorno fa, Malefica le ha scritto (erano mesi che non si sentivano), per raccontarle del blog, per condividere con lei questo passaggio della sua vita. E come sempre le sue parole le hanno toccato il cuore, come sempre le distanze spaziali e temporali si sono annullate, si è emozionata nel leggerla come ai tempi dell'Università, quando nonostante passassero insieme tutta la giornata, si scrivevano lunghe, lunghissime lettere che poi, romanticamente, si recapitavano all'indirizzo di casa.
Buona vita, amica mia, tesoro del mio cuore, so che tu mi leggerai, e volevo dirtelo da qui, anche se già lo sai, chi sei sempre stata tu per me.

giovedì 1 settembre 2016

Branco di idioti!


Che avete 25 anni, siete iperpalestrati e iperconnessi e venite a visita ancora accompagnati da mammà.
Che ogni piccola anomalia vi mette ansia, ogni disturbo vi preoccupa, ogni lieve inestetismo vi frustra.
Che non staccate gli occhi dallo smartphone, e alla decima volta che spiego mi dite: scusi dottoressa, può ripetere?
Che tornate a casa e mi tempestate di wapp con richieste di chiarimenti e foto dei prodotti che acquistate, perché sia mai sbagliate.
Che dopo due mesi mi chiamate depressi perché "la sua cura non funziona", e vi chiedo come l' avete fatta e scopro che avete fatto un casino.
Che, sfoderando il mio sorriso più rassicurante e reprimendo il desiderio di mandarvici, vi rispiego con pazienza e vi dico semplificando...rifaccia la cura, faccia così è così e ci vediamo ogni settimana a controllo finché non guarisce.
Che poi quando alla fine guarite, e io a stento trattengo l'istinto di dire " ve l'avevo detto", avete anche il coraggio di dire: " dottoressa, forse non si era spiegata bene"!
;-))))

Sense


Ti spogli davanti a me e penso che sei bella. Hai un seno meraviglioso, il chirurgo che ti ha aiutato ha fatto un bellissimo lavoro. Mentre ti visito chiacchieriamo un po', sei una ragazza semplice, un po' timida. Tuo marito è giovane anche lui, regge in braccio il vostro bambino, avrà quattro anni. Scherziamo sul tuo seno, lui mi racconta di quanto ti amasse anche prima, e di come avesse accondisceso a quell'intervento solo per vederti più felice. E a un certo punto lo vedo, quel bastardo. Proprio lì, sulla tua spalla sinistra. E ho quell'attimo di mancamento che ancora dopo tanti anni di lavoro mi prende, quando so già cosa significa quella macchia scura sulla pelle.
Significa che dovrò spiegarti, essere rassicurante ma anche chiara, affrontare il tuo sconforto cercando di nascondere il mio.
Significa che per un paio di settimane  nè tu nè io dormiremo finché non avremo il referto dell'istopatologo.
Significa che metterai in discussione la tua scala di valori, che piangerai quando nessuno ti vede, che tuo marito mi chiamerà di nascosto per essere sicuro che vi abbia detto la verità.
Poi il referto arriva e ricomincio a respirare, perché sei stata fortunata, la lesione era in situ, e se Dio vuole avrai ancora tanti anni davanti per goderti la vita, la tua famiglia, il tuo lavoro.
E anche questo svolta un po' la mia giornata, le rende compiutezza, contribuisce a trovare  un senso nelle cose, e mette in pari tutte quelle volte che invece quel senso non lo trovo.

Non-sense

Qualche settimana fa, c'era una persona, una donna, un persona cara. Per Malefica non era un'amica in senso stretto, non di quelle con cui spartisci sonno, ricordi, bevute. C'era sempre stato, però, tra loro due, un legame di stima, di rispetto reciproco, un'affinità istintiva che le circostanze esistenziali di entrambe non aveva permesso di coltivare più di tanto. Le loro vite poi, per certi versi, avevano percorso strade parallele: le prime gravidanze praticamente in contemporanea, due bambine coetanee, e una tappa più dolorosa, più difficile da raccontare.
L'altr'anno, infatti, praticamente nello stesso periodo, a entrambe era stato diagnosticato un tumore. Ed entrambe avevano intrapreso i loro percorsi terapeutici, più agevole e fortunato quello di Malefica, il suo, invece, molto più faticoso.
Si erano  riviste a ottobre, lei aveva avuto il desiderio della pasta e ceci di Malefica, a suo dire insuperabile. E così, si erano trovate un sabato a pranzo, al ritorno da una sua chemio, a mangiare pasta e ceci e rimpinzarsi di tiramisù. E lei era bellissima, combattiva come sempre, col suo sorriso incredibile dietro cui potevi solo intuire la sua grande, enorme fatica.
Qualche settimana fa, c'era questa persona, che ai primi di agosto già non c'era più. E al di là della rabbia, del dolore, del pensiero a quei bambini rimasti senza mamma, Malefica continua a ripetersi come un mantra: finché continua goditela, cerca di fare quello che ami, e di amare quello che fai. Altre risposte, per ora, non ne ha.