mercoledì 14 dicembre 2016

Come back - 2

Malefica non scrive da tanto. Non sa perchè, o forse sì. Forse la stanchezza, gli impegni che si accavallano, le idee che ogni tanto si confondono. O forse è vero anche che non è che sempre si ha qualcosa da dire o da condividere col mondo intero. Fatto sta che ieri ha controllato, è quasi un mese che non scrive più, e di questo si dispiace molto.
Però quando non scrive poi il suo blog le manca, le manca il suo piccolo spazio, le sembra sempre che, non fissandoli, i pensieri e gli eventi fuggano via troppo velocemente, lascino poco senso di sè.
E quindi, adesso che le acque sono più tranquille, che forse riuscirà ad avere un minimo di spazio  nella sua testa, vedremo se riuscirà di nuovo a riprendere la sua in-sana  abitudine, vedremo.

Christmas tree

Malefica ama le stagioni, ama i ritmi, le routine, i piccoli cambiamenti imposti dal calendario. E così, ama l'inizio di primavera, ama pensare al suo mare d'estate, ama quando arriva l'autunno. E da sempre, ama il Natale.
Sarà perchè conserva ancora il suo animo infantile, e a Natale ritorna un po' bambina. O forse sarà perché da sempre in casa sua il Natale è roba seria, LA FESTA  per antonomasia. Fatto sta che, già dalla metà di novembre lei comincia a gongolare  al pensiero di tirar fuori dalla cantina l'albero e tutte le sue decorazioni.
E anche preparare l'albero di Natale per lei è un momento di grandissima emozione.
Da piccola in casa sua era il rito più atteso di sempre. Sua madre gironzolava per settimane per comprare nuove decorazioni. Suo padre portava l'albero (vero) in casa, montava le luci, e lei, suo fratello e sua madre, appendevano i ninnoli. La mamma, quelli più belli e fragili, in alto. Loro due quelli infrangibili, più in basso. E si vede che è genetica o tradizione, o vattelapesca  sapere cosa, fatto sta che ancora adesso, ogni Natale, a centinaia di chilometri di distanza, lei, sua madre, e, sospetta, anche suo fratello, tirano fuori i ciondoli dalle cantine con lo stesso spirito giocoso.
Le decorazioni dell'albero di Malefica non cambiano mai, sono sempre le stesse. Semmai ogni anno ne aggiunge qualcuno, e ognuno di loro significa qualcosa Ci sono quelli comprati a Lecce mentre aspettava Principessa. Quelli fatti fare da cugina-sorella coi nomi delle bambine. Quelli comprati nei suoi viaggi, Parigi, Dublino, New York. Quelli regalati da amici  carissimi e pazienti.
Per questo quando ogni anno le sue amiche si inventano alberi di design a tema cromatico, lei se la ride sotto i baffi e tira fuori dalle scatole pupazzetti, palline di feltro, finti dolcetti e li lascia appendere alle bambine nel modo che preferiscono. E quell'albero lì, montato in casa sin dal 29 novembre, resterà per più di un mese a far loro compagnia, e ogni volta passandoci davanti si soffermerà  davanti a un ciondolo diverso a ricordarsi un pezzettino della sua vita.

sabato 19 novembre 2016

Malefica's friends

Così,  tanto per raccontare un po' di loro....che di Amichetta, M., Grande Amico, Red Passion s'è già detto.
- Globetrotter: se c'è un'amica di Malefica che sa tutto, ma proprio tutto di lei, quella è Globetrotter, che poi è l'unica che no n legge mai il suo blog perchè c'ha sempre troppo da fà. Nonostante questo, Globetrotter è l'amica che tutti dovrebbero avere. Intanto perchè è supergnocca, di quelle che quando arriva tutti la puntano, e per essere amica di una così devi avere un'ottima autostima, sennò non sopravvivi .
Poi perchè Globetrotter è un vulcano di idee, è l'organizzatrice di eventi del gruppo, quella che pensa alle vacanze di Natale quando sei ancora a Ferragosto. E così Malefica già a Ottobre era sistemata per Capodanno e Pasqua e se non stava attenta pure per Estate 2017.
-AlterEgo: è l'amica fisicamente più simile a Malefica, quella con cui ha condiviso diete e sistemi astrusi  per dimagrire. Alter Ego è tosta, tostissima, simpatica, socievole. Ma è riservatissima su sè stessa, si apre a pochi. Lei è quella che la capisce sempre su tutta la linea, perché sono simili che più simili non si può.
Solo che Alter Ego è un'elegantona e amante di trucco e parrucco, e quando Malefica invece va in libera uscita sciattissima, lei la fissa con aria di disapprovazione,  e se può tenta di porre rimedio trascinandola in bagno e truccandola come fanno le bambine.
- LaGiuli: la Giuli, contrariamente a quel che si vocifera,  non è un personaggio del blog, creato ad arte per avere qualcuno che lo commenti. Ma è una donna in gambissima, acuta, spiritosa. Occhi azzurri fantastici, e nonostante le apparenze, abbastanza irriverenti. Anche la Giuli è bella, se solo ci credesse un po ' anche lei.
- LaBarbie: ecco, Malefica  i primi anni di scuola, la trovava cordialmente antipatica. D'altra parte, non è facile per nessuna trovare simpatica una stanga taglia 42, con gambe chilometriche e capello biondo liscio,  che per giunta taccheggia  disinvolta e saluta con uno snobbissimo  accento fiorentino. E quindi Malefica  la guardava un po ' a distanza e pensava tra sè e sè: -Ammazza quanto se la tira!
 Invece, quando Malefica ha proposto l'idea del gruppo di lettura LaBarbie è stata la prima ad aderire. E Malefica ha scoperto il suo mondo, la sua testa libera, la sua schiettezza,  la sua forza d'animo, la sua sensibilità. E quindi ora la adora, anche se  continua ad avere sto maledetto vizio di non ingrassare neanche un po'.

giovedì 17 novembre 2016

Usefulness

Mercoledì 16/11. Interno dello studio di Malefica.
Quando arriva la dottoressa, cioè lei, la sala d'attesa è già piena di pazienti.
I primi sono i signori R., anziani, molto facoltosi. Lui sugli ottanta, affascinante come gli uomini  di un tempo, le fa davanti a sua moglie la solita corte discreta e affettuosa: "quanto sei bella dottoressa, non riesco a smettere di guardarti, avessi avuto trent'anni di meno ti avrei fatto una corte spietata".
Poi uno dopo l'altro, fino a sera.
La signora C. è venuta a togliere i punti, il referto è negativo, lei ha una storia fantastica, ha sposato il suo grande amore, conosciuto su una chat.
La signora B. invece è dolcissima, maestra, madre di tre figli, pazienza infinita e punturine per tirarsi un po' su. Guardano insieme le foto di un anno fa, constatano i progressi, ma lei ha sempre lo sguardo triste.
Poi arriva M. M. ha vent'anni e un mare di ricci rosso fuoco. È paziente di Malefica da quando era una bambina, otto o nove anni, non di più. È uno spettacolo, lo è sempre stata, Malefica l'ha vista crescere e mai una  volta ha notato in lei gli scazzi dell'adolescenza. È forte, decisa, posata, diretta, ottimista. Adesso però ha un'ombra negli occhi. "Dottoressa, ho un tumore alla tiroide, mi operano la settimana prossima". Malefica guarda M. che mantiene il suo sguardo sereno, poi guarda sua madre, che ha gli occhi bassi, smarriti. Parlano un po', Malefica le spiega che se proprio uno deve avere un tumore, quello della tiroide è uno dei più scemi. Sa che questa è una magra consolazione, ma in questi casi tutte le parole servono. Poi, per pura coincidenza, in sala d'attesa arriva D., venticinque  anni. Ha fatto lo stesso intervento circa 10 anni fa. Malefica le chiede il permesso, e le presenta M. Le ragazze rimangono lì a chiacchierare, a spiegarsi, a fare domande e ricevere risposte.
Lei si toglie il camice, infila il cappotto, e lentamente ritorna verso casa.

martedì 15 novembre 2016

Miseria e nobiltà

Malefica era specializzanda, avrà avuto 25 o 26 anni, quando a un congresso prese un cappuccino col professor Ackermann. Lui era un grandissimo dermatopatologo, una leggenda vivente, teneva lezioni magistrali da standing ovation. E a quel congresso prendeva il cappuccino con lei, la sfotteva un po' in maniera goliardica, assolutamente friendly.
Come capita sempre nei congressi all'estero, il clima era rilassato, disteso, gli animi disposti al confronto, alla collaborazione.
L'esperienza di Malefica in "casa" era completamente diversa. Era fatta di baroni che si accapigliavano sul nulla per avere l'ultima parola, che si screditavano a vicenda, si sparlavano quando ne avevano l'occasione.
Di professori che ti portavano ai congressi per avere il codazzo di gnocche e potersi vantare coi colleghi. Che facevano il gioco delle tre carte per piazzare i propri figli ai  posti strategici. Che ti chiedevano di chiamarli a una certa ora per comunicazioni urgentissime e poi scoprivi che erano a un aperitivo con gli amici, e ti rispondevano facendo gli splendidi.
Di mani allungate ad accarezzarti la schiena, e tu che ti irrigidivi e rimanevi zitta e immobile ostentando indifferenza.
Ma esistevano anche i Signori, quelli veri. Esisteva l' Ordinario di Cattedra, il prof C., brutto, schivo e onesto come pochi, e per questo inviso a molti. Quello che prendeva nota del giorno che iniziavi a frequentare, e di come lavoravi, e in base a quello decideva l'ordine di ingresso alla scuola di specializzazione. Quello che la fece entrare appena dopo la laurea anche se era una figlia di nessuno, perché lei si era fatta un culo così.
L'anno del concorso di Malefica fu l'ultimo anno di permanenza del prof C. Poi lui tornò in Sardegna, e arrivò il Barone da Chieti. E a lei disse bene, anzi benissimo, di essere già entrata. Perché il Barone si portò dietro tutto il suo codazzo, figli e figliastri per diverse generazioni a venire, e ostruì la strada a tutti i suoi colleghi che erano rimasti indietro. Perché è così che andavano le cose in Italia quindici anni fa, ed è così che, ahimè, purtroppo vanno ancora.

domenica 13 novembre 2016

Quant'è bella giovinezza...

...." Che si fugge tuttavia,
Chi vuol esser lieto, sia:
Di doman non c'è certezza".
Lorenzo  de' Medici, detto ( non a caso!n.d.E) Il Magnifico.

Domenica mattina, ancora a letto. Tre bambine che girano per casa più o meno silenziosamente. Potrebbe essere il momento giusto per scrivere un po'. Sono giorni che Malefica non riesce, anche se ne sente forte l' esigenza, forse perché ha così tanto da voler scrivere che non sa da che parte cominciare. Allora, tanto per rompere il ghiaccio comincia così, dicendo da da qualche giorno ha compiuto i suoi 44 anni ed è entrata nel suo 45esimo anno di vita. E nonostante i suoi dogmi, la sua ferrea convinzione che la giovinezza non sia tutto nella vita, in realtà è un periodo che sente prepotente l'avanzare degli anni, e quindi si aggrappa a tutto, ma proprio a tutto per arrestarlo. Per esempio, va in giro in jeans e maglione, senza trucco, e le sue amiche ovviamente poi le chiedono: hai dormito male? O al contrario, si trucca con impegno, e poi la sua amica AlterEgo, guru del make-up, la guarda con sorriso stirato e occhi a fessura e le dice:" Carina, sembri Hello Kitty!". Oppure  gongola come una deficiente quando il tizio del negozio di animali le dice: Buongiorno, SIGNORINA! O si bea dei complimenti dei trentenni, chè a quanto pare tra le nuove leve la donna agèe fa strage di cuori. Cose così, insomma, ordinaria idiozia!
Comunque, caso vuole che all'indomani del suo compleanno Malefica attenda a un corso sul ringiovanimento facciale. Per tirarsi un po' su si è messa in grandissimo spolvero: stivali col tacco, cappottino nero, collo di (eco)volpe. E mentre il chirurgo plastico brasiliano illustra minuziosamente su autopsie i vari processi di invecchiamento dei cuscinetti adiposi del volto ( ovviamente precisando che il cadavere di 20 anni e quello di 70 NON sono la stessa persona 🤓), lei si tasta con discrezione il viso alla ricerca dei segni del cedimento strutturale, e si trattiene dall' offrirsi  come cavia per la prova pratica.
Intanto lui parla e la sua angoscia cresce, così a un certo punto evade dal corso, e va a infilarsi dal primo parrucchiere che trova, e dopo si sente un po' meglio, ma giusto un  po'😀.
Però si consola pensando che il suo corpo invecchia, il suo spirito no. Perché quando MrFRank per il compleanno le ha regalato i pennarelli che da tempo cercava, le fantastiche Chameleon Pens, ha fatto i salti sul letto dalla gioia, e ora non vede l'ora di provarli!
Buona domenica.

mercoledì 9 novembre 2016

Happy Birthday

There's a place for us,
Somewhere a place for us.
Peace and quiet and open air
Wait for us
Somewhere.
There's a time for us,
Some day a time for us,
Time together with time to spare,
Time to learn, time to care,
Some day!
Somewhere.
We'll find a new way of living,
We'll find a way of forgiving
Somewhere.
There's a place for us,
A time and place for us.
Hold my hand and we're halfway there.
Hold my hand and I'll take you there
Somehow,
Some day,
Somewhere!
Buon Compleanno, Malefica.
Tanti auguri a me.

domenica 6 novembre 2016

Come back

Come tutte le volte che parte, al ritorno Malefica ha sempre la testa piena di cose. Piena di pensieri, di idee, di emozioni, di riflessioni e, dunque, di cose che DEVE scrivere. E stavolta di roba ce n'è, da sistemare, organizzare, raccontare. E si prenderà tutto il tempo stanotte o domattina. Intanto si sente come quando si supera un esame all'università, testa vuota, grande sollievo, enorme stanchezza. E pregusta la serata di stasera, tutti e quattro a coccolarsi sul divano. E nella carrozza business è praticamente sola, quindi si sbraca, toglie le scarpe, allunga i piedi sul sedile di fronte, ascolta Janis Joplin e si rilassa un po'. E rilegge i post di Zerocalcare, che è uno che di viaggi in treno se ne intende, e si immedesima talmente tanto non riesce a smettere a ridere neanche per un secondo.


sabato 5 novembre 2016

Gluten free

Malefica continua a seguire la dieta gluten free...senza molta convinzione ma abbastanza ligia. Tanto che prima di partire per il congresso comunica agli organizzatori questa sua esigenza. Poi arriva alla cena dei relatori, e decide di trasgredire, ma mentre allunga una mano sui frittini, il maitre di sala la arpiona  per un braccio e le dice:"Dottoressa Malefica, non si preoccupi, ci siamo organizzati per lei, ora le porto qualcosa".
Lei abbozza un sorriso tirato e molla la presa dal cartoccio, però tutto sommato deve ammettere che l'alternativa che le propongono non è così malaccio. Il dramma si profila al momento del dessert, quando iniziano a servire i tortini al cioccolato, e in mezzo ai piatti tenuti alti dai camerieri intravede una pera al vino che si dirige minacciosamente verso di lei.
Ma mentre si maledice in cuor suo per la propria coglionaggine, la mano che regge il piatto con la pera vira improvvisamente verso il tavolo alla sua sinistra, e alle sue spalle si materializza il maitre col suo tortino fumante rigorosamente senza glutine. E lei è talmente sollevata, quasi commossa, che se potesse gli salterebbe al collo e gli darebbe un bacio a stampo sulla bocca, di quelli lunghi, lunghissimi, sì!

Di whatsapp e di altre amenità #5

Vademecum di buona creanza per i pazienti:
- Non è indispensabile fare una doccia prima della visita. Sarebbe auspicabile però cambiare almeno le mutande
- Per le signore: la dottoressa è etero convinta, il vostro tanga leopardato non le fa nessun effetto. Cotonella o Sloggi bianche o nere possono andare, purchè pulite (vedi punto sopra)
- Non otterrete uno sconto sulla visita ostentando calzini bucati
- L'uso del deodorante non crea impedimenti alla visita
- Se non fosse esistita la possibilità di dover attendere, non avrebbero inventato le sale d'attesa
- Se sono in ritardo sugli appuntamenti, fate uno sforzo d'immaginazione e pensate che FORSE sto lavorando. Non sto giocando a burraco col paziente prima di voi, nè scattandomi selfie da mandare a MrFrank.
- Mi avete mandato un messaggio, risponderò appena ne avrò la possibilità. Continuare a scrivermi per chiedermi se l'ho letto, non aumenterà le possibilità di risposta.
- No, non si possono emettere certificati falsi che attestino che vostro figlio di 16 anni è allergico al latte, perché così a scuola non gli mettono il formaggio sulla pasta. Emettere certificati falsi è un reato perseguibile, ma tanto a voi che ve frega!

Tratto da una storia rigorosamente vera. Buon sabato a tutti!

venerdì 4 novembre 2016

Granny

Martedì sono partita da giù, non sono riuscita a venirti a salutare. Ho pensato, magari per Natale vado insieme a Mr Frank e a Principessa, tanto lo so che avresti capito. Non sono riuscita ad esserci neanche al tuo funerale; per quello che conta, se conta, devi sapere che non me lo perdonerò mai, anche se so che non avrei potuto fare diversamente.
Però ieri notte Mr Frank non c'era, e io dormivo con le bimbe nel lettone. E ti ho sognato, sognavo che rispondevo al telefono ed eri tu, che mi chiedevi: "come stai?".
Fuori pioveva come se non dovesse mai smettere, e non lo so sai, nonna, sarà stato anche quello, ma mi sono svegliata all'improvviso, con le lacrime agli occhi e un freddo assurdo dentro al cuore. E quel freddo, quella tristezza infinita mi hanno accompagnato per tutta la giornata. 
Lo sai, dopo che sei andata via, per mesi non ho fatto altro  che guardare un video in cui giocavi  a carte con le bambine. E non era tanto per le immagini,  ma per potere riascoltare la tua voce. E nel sogno la tua voce era la stessa di sempre, nitida. E a ripensarci durante la giornata, non riuscivo a fare a meno di tirar giù due lacrimoni.  Me lo chiedo sempre sai, dove sei adesso. Io che sono credente, ma in fondo anche no, e nonostante il lavoro che faccio non mi abituo mai alle sofferenze, ai distacchi, anzi. E mi sembra ancora così strano che tu, che nella mia vita ci sei sempre stata, improvvisamente non sia piú da nessuna parte. Quando sei morta, Principessa ha chiesto poco o nulla, come al solito ha abbozzato. Però poi in classe hanno descritto la casa dei nonni, e tra tutte le stanze ha omesso la tua, e quando le ho chiesto spiegazioni, mi ha detto solo: "mamma, non mi va".
Piccola Peste invece ti ha cercato per mesi. Le abbiamo detto che eri partita,  e per tantissimo tempo ha insistito perché ti venissimo a prendere. Poi mamma le ha detto che eri diventata un angelo.
E qualche settimana fa, mentre eravamo in macchina e ti pensavo col solito magone che mi prende ogni volta, Piccola Peste, senza che ti avessi minimamente nominato, mi ha dettto:" Mamma, sai, mi ha detto nonna M. che nonna Tata adesso è un angelo, e vive la sua vita in mezzo agli angeli ed è tornata bambina".
Mi piacerebbe pensare che fosse un segno, io che a queste cose ci credo così poco. Ma è stato comunque dolce, pensarti un po ' così,   come una bambina spensierata, che gioca tra le nuvole. E io non lo so se veramente mi vedi, ci vedi, come qualcuno ci vuol far  credere. Ma so che io vedo te, sempre, in fondo al mio cuore, e questo, ogni tanto, può anche bastare. 

domenica 30 ottobre 2016

Madri e figlie

Conversazione tipo tra Malefica e sua madre.
Madre: "Malefica, non è oggi il compleanno di tuo figlioccio G?"
Malefica:"Boh, è il 31. Se oggi è il 31 sì"
Madre: "Penso di sì, zio G. ( il nonno) è partito per andare a festeggiare lì"
Malefica: " Azz...allora è anche il compleanno di Grande amico, chiamiamo subito dai"
Malefica chiama la mamma di G. ( ossia Cugina-sorella), la mamma di G. non risponde.
Malefica chiama Grande amico: " Ciaooooo Grande amico, buon compleanno eh!!!!"
Grande amico: " Cretina oggi è il 30!"
Malefica:"Ah...Maaaaammaaaa, oggi è il 30!!!! Scusa Grande amico, volete venire a pranzo domenica prossima?"
...vabbè, la genetica,si vede, non è un'opinione!

Lezioni di piano#1

Questo post, già lo sa, sarà articolato, contorto, sconclusionato. Però a volte i pezzi nella sua testa sono in ordine sparso, vanno riordinati e in questo caso il filo logico è labile.
Intanto spiegherà, che fino a poco tempo fa, Malefica seguiva il bellissimo blog di Spersa, donna fichissima, collega di quelle serie, in quanto anestesista, e con una penna veramente ispirata.
E da lì Malefica ha appreso la teoria del barattolo.
Il barattolo della felicità è un esercizio proposto da Elizabeth Gilbert, l'autrice di Big Magic, ma questo lei all'epoca non lo sapeva. In buona sostanza, si tratta di scrivere su dei bigliettini gli avvenimenti che più ci hanno emozionato, per poterli poi rileggere a distanza di tempo.
Il barattolo di Spersa era invece un barattolo metaforico, che lei riempiva dei propri momenti perfetti, quelli che ti bastano per un po', le alchimie che non cerchi ma a volte capitano, e che ti lasciano addosso sensazioni talmente belle che poi ne trai beneficio per tanto, tantissimo tempo. E allora Spersa quand'era così colmava idealmente il barattolo, e lo apriva un po'per volta, se le faceva bastare per un po'.
Fermiamoci qui per ora.
E parliamo di una foto. E non di una foto qualsiasi, ma del poster che Malefica tiene da vent'anni* appeso nella sua camera di quand'era ragazzina. E quell'immagine che le ricorda se stessa da bambina, sempre immersa in un mondo tutto suo, un po' svagata, spesso con un gattino o un cucciolo in braccio. Quel suo modo di perdersi in mille pensieri e fantasticherie, dietro a un libro, a un disegno, a una canzone.
Qualche tempo fa un amico le ha detto che secondo lui il suo cercare di fare mille cose è un modo per combattere il vuoto. Può darsi, chissà. Ma la sua sensazione è che sia l'esatto opposto. Che sia invece un eccesso di "pieno" che lei vorrebbe esprimere, e che cerchi convulsivamente dei canali per poterlo fare. Che nella sua vita, nel suo lavoro fin troppo concreti, quella parte solitaria, immaginifica di sè, sia quella che adesso ha bisogno di soddisfare.
Ed arriviamo alla lezione di pianoforte, la seconda. Con Malefica che è un po'perplessa sul proseguire, perché durante la settimana è riuscita a fare poco o nulla, perché non ha abbastanza tempo e anche incastrare l'ora di lezione le viene difficile.
Però poi inizia a suonare, iniziano a parlare, Maestradipiano le racconta dei suoi concerti, e lei ne è completamente affascinata. E visto che Malefica ha problemi con il tempo, nel senso che quando suona segue  un ritmo tutto suo, alla fine della lezione le propone di suonare un pezzo a quattro mani. Il pezzo è facile, ma è una lettura a prima vista, quindi Malefica lo suona pestando sui tasti come farebbe Principessa, o forse peggio. Ma suonare in due è sempre una grandissima emozione, e Malefica torna a casa leggera, piena, euforica, come da tempo non succedeva,  e quella sensazione la metterà dentro al suo personale barattolo, se la porterà dietro per tutta la giornata e anche nei giorni successivi. Ed è così entusiasta che registra la "performance" e prova a postarla qui, ma niente, ve dice bene perché nun je la fa!
PS: il blog di Spersa non esiste più, per motivi sconosciuti, e lei non se ne fa  una ragione.
PSII: mentre legge, MrFrank le fa notare che non sono passati vent'anni. Ma trenta. Eh sì.

mercoledì 26 ottobre 2016

Odi et amo

Malefica odia:
- il formaggio sopra ogni altra cosa
- avere dubbi
- l'arancio e il giallo
- avere 3 mesi di tempo per preparare una presentazione e ridursi alle 4 del mattino del giorno fatidico, e poi arrivare al congresso trafelata, con il mal di testa che si taglia a fette e in corpo almeno dieci caffè
- i falsi, i mosci, i tristi, i lugubri, i seriosi, gli spenti, gli intolleranti, gli egoisti, gli autoriferiti, i lagnosi, i legnosi
- chi maltratta i bambini, gli animali, i deboli
- quando Istruttorefigo la strappa via dall'ellittica e la sbatte davanti al TRX
- scrivere le cose sull'agenda e non ricordarsi mai di leggerla

Malefica, invece, ama
- la cioccolata sopra ogni cosa, in tutte le sue declinazioni, soprattutto la Nutella, chè tanto ha l'olio di palma certificato ecosostenibile
- sapere le cose, avere le idee chiare, cosa che non le riesce quasi mai, a onor del vero
- l'azzurro nelle sue sfumature, soprattutto con una punta di rosso, ovvero il color pervinca
- quando dopo mesi riesce a trovare una cosa che ha perduto, di solito dentro a una borsa dismessa o dietro al comò
- gli allegri, i vitali, i poco problematici, i romantici, i diretti, gli animi artistici, i sensuali, i chiacchieroni
- i bambini, gli animali e le persone anziane, non necessariamente in quest'ordine
-il mare e l'acqua in genere, e macinare vasche su vasche col Sonywalkman waterproof nelle orecchie
- andare a letto la sera sapendo di aver dato un senso alla sua giornata.

Si va a ninna ora, chè domani si parte presto per la Sicilia, e MrFrank invece va a a Verona e li raggiunge sabato, e il week end sarà di quelli lunghi, come tutte le volte che lei va giù. Ma stavolta dalla Puglia con amore è arrivato il di lei cognato, e mentre lo aspettavano per la cena Malefica ha preparato i bagagli in anticipo per la  prima volta in dodici anni, e quindi stanotte dormirà tranquilla, o  almeno così si spera.

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martedì 25 ottobre 2016

Lezioni di canto#1

Malefica ama la musica. Anzi no, non rende l'idea, Malefica adora la musica, è musicovora onnivora e la adora in tutte le sue espressioni, il ballo, il canto, il suonare uno strumento. E durante la sua vita, ha ballato un po', ha suonato il pianoforte e la chitarra classica per un po', ha cantato a squarciagola negli anni dei boy scout e finito lì. E dal momento che questo è l'anno del recupero del tempo perso, si è concessa di riprendere a studiare il pianoforte e iniziare il canto, visto che ricominciare danza moderna all'età sua non era cosa.
E quindi ha conosciuto Maestradicanto, simpatica, un po'hippy, molto inspired. E si è incastrata la lezione di canto in modo che finisca esattamente 10 min prima che suoni la campanella della scuola di Principessa. Per cui martedì scorso fa appena in tempo a finire i vocalizzi ( Muaaa, Muoooo, ViViViVi), che già plana col suo Pandino turchese sul piazzale antistante la scuola. E appena arriva una tipa la raggiunge trafelata e le fa: "Tu sei Malefica? Io non ti conosco, ma sono al telefono con S. che dice se puoi prendere anche M all'uscita da scuola". Nel frattempo la raggiungono altre due mamma della classe, e le dicono:"scusa, ma non leggi le chat?".
E Malefica tira fuori il telefono e trova:
- n. 10 chiamate perse di mamme in assortimento misto
- la seguente chat di classe.
Per tralasciare tutte le chat private collaterali.
E al di là del fatto che deve caricarsi in macchina almeno 4 bambini, la cosa in sè l'ha divertita da morire, soprattutto quando LaGiuli le scrive così:
A volte lo sa, si diverte veramente con poco!

Dio c'è #1

E siccome esiste un Dio, Malefica sarà il chairman del suo capo al prossimo congresso. E lui, oltre a rodersi le mani fino ai gomiti, son due giorni che la assilla con le domande che lei dovrebbe fargli. E invece lei gongola tra sè e sè, pregustando il momento in interromperà la sua comunicazione per dirgli con voce flautata: "Dottor C., è pregato di stare nei tempi!". 😂

lunedì 24 ottobre 2016

Life goes on

Il blog di Malefica langue da un po'. E sicuramente c'entra la frenesia della vita che conduce, in cui, nonostante gli impegni lavorativi ridotti, ci ficca dentro palestra, lezioni di canto, lezioni di pianoforte, liste da compilare, figlie proprie o altrui da raccattare, accompagnare,  riportare, in combinazione variabile.
Ma non è solo questo.
È che c'è una cosa che vorrebbe raccontare, e non riesce, perché non sa da che parte cominciare. Perché le smuove troppo dentro, la paralizza, la lascia senza respiro. Eppure, se non lo fa, sente che non riuscirà a scrivere di altro.
E allora ci prova (Giuli, Barbie, ve lo dico prima, è tosta, se leggete  preparate i fazzoletti).
E tutto inizia lunedì mattina. Inizia e finisce lì, dentro a una chiesa, davanti a una bara.
Anzi, inizia prima,  nel negozio del fioraio, dove Malefica insieme ad A. va a ritirare un mazzo di fiori enorme, su cui campeggia la scritta "gli amici della V C".
E il mazzo è già pronto, fa bella mostra di sè dietro al bancone, ma quando Malefica  arriva a ritirarlo, dal fioraio c'è anche lei, Stellina, col suo papà. Ed è un attimo di strazio, vederla lì, così piccina, con  gli enormi occhi azzurri, e il suo sorriso, che solo chi la conosce sa che meraviglia sia. E salutarla sorridendo, abbracciarla per dissimulare il fatto che quel mazzo di fiori sia per la sua mamma, che dopo andremo tutti insieme a salutare.
E va così anche il funerale, con Stellina lì davanti a dispensare sorrisi a chi la abbraccia, a chi la consola, e noi nelle file indietro a disperarci pensando che non è così che dovrebbe andare.
Stellina, io ci penso tanto sai, alla tua mamma, a quanto deve essere stata dura per lei accettare il fatto che non ti avrebbe vista crescere, di doverti affidare ad altri, di dovere andare via.
Non la vedevo tanto spesso la tua mamma, non sapevo neanche che si fosse aggravata così. E potrei dirti che non la vedevo per via del tempo, del lavoro, e tutte ste menate. Ma la verità è che la malattia spaventa, che chi sta male spesso rimane da solo nella sua bolla, perché agli altri fa paura spesso anche solo chiedere: "come stai?" E così, poi dopo ci si fa un sacco di sensi di colpa, ci si dice che si sarebbe potuto fare di più, ma poi ci si ricasca sempre.
Quando ho detto a Principessa della tua mamma, ha abbozzato, apparentemente ha reagito bene, ho provato a riprendere l'argomento nei giorni successivi, ma lascia sempre cadere il discorso e quindi sul serio non riesco a capire quanto questa storia l'abbia turbata.
Venerdì ti ho portata a casa con me insieme ad altre compagnette. Ed eri così luminosa, allegra, che mi sembrava impossibile che tutto fosse successo solo quattro giorni prima. E mi chiedo veramente da cosa nasca tutta questa forza, questa apparente serenità. Se dipende dal fatto che sei stata abituata fin da piccola ad affrontare cose più grandi di te, o se è il tuo modo di combattere l'angoscia. E mi chiedo anche quanto sia giusto far finta di niente con te, ignorare quello che è successo, o se invece non sarebbe meglio sedersi lì vicino, ravviarti i capelli e chiederti come stai, se hai voglia di parlare un po'di lei, di raccontarmi qualcosa.
Intanto sai, ti posso iniziare a raccontare io, di tutte le cose buffe che combino, come ieri per esempio, che mentre tentavo di lavare i capelli a Piccola Peste, che si dimenava come un'anguilla, sono caduta nella vasca anch'io e mi sono inzuppata dalla testa ai piedi,  roba che Paperissima mi fa un baffo. E quella monella che ancora ride, e stamattina mi ha detto che ovviamente lo racconterà a tutte le compagnette, che non si è mai vista una mamma scema come la sua!

domenica 16 ottobre 2016

Too busy!

In questo periodo Malefica ha poco tempo o troppi impegni. Le giornate volano via zeppe di cose da fare, qualcuna le rimane sempre indietro, e così  arriva al fine settimana che stremata è dir poco. Comunque, la prima lezione di pianoforte è andata alla grandissima, con l'enorme emozione di sentirsi ancora bambina nel fare e rifare le scale di tonalità maggiore millemila volte al giorno. Poi c'è stato un congresso in cui è stata relatore, e alla fine della presentazione si è un po' commossa per i whatsapp che, nel buio della sala, i colleghi le mandavano per complimentarsi.
Diciamo quindi che ha lavorato, ma si è anche divertita abbastanza, e ha seguito la sua dieta, ovviamente senza perdere un etto...ma quello si sapeva già. E ha scritto al nutrizionista chiedendogli conto di questa failure, e lui, laconicamente, le ha risposto..."aspetta".
E di sicuro Malefica lo farà, aspetterà il controllo di giovedì, per andare a piangere sulla sua spalla o minacciarlo di morte, chi lo sa!😂

mercoledì 12 ottobre 2016

Umpf!

Le cose sono andate così. Già da diversi mesi LaFede, ossia la rappresentante di classe uscente, aveva preannunciato che neanche morta avrebbe continuato. E c'è da dire che  aveva ragione, perché nei due anni del suo incarico ne sono successe di cotte e di crude, tra cambi direzione scolastica, insegnanti di matematica mancanti, esigenze dei bambini disattese. E quindi LaFede, peraltro bravissima, è arrivata con la lingua a terra e quest'anno ha mollato la spugna. Così, alla riunione per l'elezione del rappresentante mancano candidati, sono presenti quattro gatti, ognuno si sottrae come può e la maestra li rampogna che non si è mai vista una classe senza rappresentante.
Malefica è completamente digiuna di didattica, le dinamiche scolastiche la lasciano bellamente indifferente, e deve ammettere di essere abbastanza superficiale anche nel seguire gli studi di Principessa, perché OVVIAMENTE Principessa a scuola va benissimo ()!
Però, quando nessuno, ma proprio nessuno, si propone, e il rischio di rimanere senza rappresentanti è concreto,  si immola alla causa senza alcuna convinzione, mettendo le mani avanti ed autoesonerandosi da qualsiasi responsabilità riguardo le conseguenze del proprio operato. 
La sera è già a letto mezza addormentata quando MrFrank rientra dal corso e la conversazione che ne risulta è all'incirca questa:
- MrFrank: Ciao amore.
- Malefica (palpebra semichiusa): Umpf, ciao.
- MrFrank (tutto pimpante): Com'è andata la riunione?
- Malefica (palpebra richiusa): Umpf, bene.
- MrFrank: Chi è il nuovo rappresentante?
- Malefica:....Umpf, ....ehm...io.
- MrFrank ( ci sarebbe stato bene un balzo sul letto, ma dentro c'è Piccola Peste, non si può): TU????? NOOOOO!!!! E come fai? Perché????Non c'era nessun altro????
- Malefica ( ormai collassata) : Umpf...no.
- MrFrank (mogio): Nei parliamo domani?
- Malefica: meglio, sì.
Comunque, per vendicarsi, dopo i festeggiamenti e gli auguri di rito ha comunicato sulla chat della classe che la festa di Carnevale sarà a tema fetish, e tutti a ridere pensando che scherzasse, e invece no.
Tribute to LaGiuli.

Autumn leaves

L'autunno è per Malefica stagione di ricordi, di infanzia. Perché Malefica è sicula, sì, ma, se così si può dire, di montagna, ed è in questi luoghi che l'autunno secondo lei esprime al meglio la sua magia. Ed è del tutto secondario il fatto che ormai da anni viva in una grande città, lontana centinaia di chilometri dalle sue radici. Perché per lei esiste un istante preciso che, ad ottobre, sancisce l'inizio dell'autunno ed è il momento in cui affonda le unghie nella buccia della prima clementina della stagione, e il suo profumo intenso la riporta come in un rewind agli anni di lei bambina. Quando l'autunno era gli agrumi, ma anche le castagne dentro i ricci, le noci, i melograni enormi che le portava suo zio, i cachi messi a maturare nelle scatole di polistirolo. Era le escursioni domenicali a cercare funghi.
Ed era tante altre cose, i suoi stivali di gomma che affondavano tra le foglie cadute dei boschi, era quell'odore buono di terra bagnata e di muschio, e il caminetto acceso, l'odore della frutta martorana, era la Festa dei Morti.
In Sicilia i giorni della commemorazione dei defunti sono giorni di festa e le città si  riempiono di bancarelle colorate, di giocattoli, di dolci. Perchè  per tradizione nella notte tra il 1 e il 2 novembre i bambini vanno a letto presto, credendo che le persone care defunte torneranno per portar loro regali e dolcetti che al mattino dopo dovranno divertirsi a cercare.
E se vogliamo è un modo dolce e giocoso per ricordare chi non c'è più, per annullare la distanza e insegnare ai bambini che la morte è un evento naturale, ma che chi se ne va rimane sempre accanto a noi.
Dopo tanti anni quest'anno Malefica sarà giù dai suoi per il ponte di Ognissanti. Le bambine non faranno dolcetto o scherzetto con le amichette come gli altri anni, ma aspetteranno il mattino per cercare  i loro regalini, portati dalla nonna Tata, andata via poco più di un anno fa.
Malefica si chiede come vivranno questa cosa, se con allegria o con nostalgia, o chissà, con un briciolo di paura, all'idea dello spirito della nonna che si aggira per casa nascondendo i propri doni, però anche quella sarà un'occasione per parlare della morte, della vita e dei distacchi.
E una cosa vorrebbe, lo vorrebbe con tutto il cuore, in questo mondo i cui i bambini sono già precocemente annoiati, disillusi, disincantati: riuscire a ricreare per loro anche solo un briciolo della magia della sua infanzia, far sì che da grandi possano avere dei ricordi meravigliosi di questi anni.
E quando Principessa , che va per gli 11 anni, le confida che di credere ancora a Babbo Natale, si dice che forse, ancora, un po' di speranza c'è.

domenica 9 ottobre 2016

Perfect Sunday.

Certe domeniche nascono perfette.
È perfetto alzarsi con calma e fare colazione sul divano con le bambine.
È perfetto sfaccendare un po' mentre loro giocano,  e poi tutte insieme passare un po' di tempo a etichettare i barattolini delle spezie e avere un armadietto che sembra tirato fuori da una pubblicità dell'Ikea.
È perfetto preparare il pranzo in tuta, ipercalorico per loro, dietetico per te, e alla fine prendersi un bel caffè.
È perfetto, dopo aver messo a posto, lavarsi i capelli e mettersi a preparare le slides per il prossimo congresso mentre loro guardano la tv.
Poi finisce che Piccola Peste lancia un bicchiere in testa a Principessa, e allora, ovviamente, perfezione addio!😂

sabato 8 ottobre 2016

Nightmares

Alle 3 di notte Malefica non dorme. Sarà che ieri è crollata troppo presto, sarà Piccola Peste che la riempie di calci, sarà la caviglia che si è distorta il giorno prima, sarà la dieta che le impedisce gli accessi notturni al barattolo di Nutella, fatto sta che ha gli occhi sbarrati e quindi a un certo punto si alza, si prepara un Deka e si trasferisce sul divano. E da lì, capelli arruffati, cavigliona fasciata, occhialoni,  plaid e gatto sul bracciolo, accende la tv.
Diciamo  che Malefica la guarda praticamente solo a quest'ora, e di solito per riaddormentarsi, al qual scopo sceglie programmi dal format soporifero. Il palinsesto notturno ne propina abbastanza, e quindi lei spazia da "Malattie  imbarazzanti" a " Cucine da incubo", anche se il suo preferito per la ninna è "Accumulatori seriali", che oltre a conciliarle il sonno la fa svegliare al mattino con l'istinto irrefrenabile di svuotare la cantina e tutti gli armadi di casa.
Però stanotte si vuole del bene e sceglie un film su Sky on Demand. E non un film qualsiasi ma "Padri e figlie" di Gabriele Muccino. E, dimenticandosi dell'angoscia notturna provocatale a suo tempo da "La ricerca della felicità", ci ricasca di nuovo con entrambe le scarpe.
Perché il tema, a ben vedere, è grosso modo quello, un padre che lotta contro le difficoltà della vita per proteggere il rapporto speciale con la sua bambina. Con dentro tutto quello che caratterizza i film di Muccino (inquadrature sospese, colonna sonora perfetta) che, piaccia o no, è un regista che sa sempre come rendere l'idea un'emozione, a livelli a volte anche insopportabili.
Insomma, a Malefica Muccino sta un po' sulle scatole, e del film non saprebbe dire se le è piaciuto o no, di sicuro non le ha lasciato dentro la scia di emozioni di "Nuovo Cinema Paradiso", per dire.
Epperò finisce che lei non dorme, e arriva alla fine che si fa un pianto che neanche MrFrank ai suoi tempi migliori.
E quando riemerge dal plaid per prepararsi un caffè e si specchia nel vetro della cappa, si augura che nessuno la veda in quel momento, perché coi capelli arruffati, cavigliona fasciata, occhialoni E anche occhi gonfi come palloncini, diciamocela tutta, 'sto grande spettacolo non è 😂. Buongiorno eh.

mercoledì 5 ottobre 2016

Great expectations

C'è che Malefica non vuole invecchiare, proprio non ci sta. E non è che si preoccupi tanto dell'invecchiamento fisico, anche se pure quello ovviamente ha la sua parte. Quello che la terrorizza di più è che le invecchi il cervello, che le si spenga l'entusiasmo, la curiosità, la voglia di cambiare. Perché troppa ne vede intorno a sé di gente vecchia, e vede che non sempre l'invecchiamento mentale si correla con l'età anagrafica corrispondente, anzi.
E allora lotta contro la stanchezza mentale, contro la voglia di deporre le armi che la prendono quando ha la sensazione che combattere non serve. Perché trova che sia molto più facile abbandonarsi al pessimismo e dirsi continuamente che ormai è così e bon, piuttosto che cercare comunque un modo, una strada alternativa che sia la propria e basta, una soluzione per portare a compimento quello che non si è riuscito a terminare fino ad oggi. E mantenere comunque l'entusiasmo, non farsi scoraggiare nè abbattere  da chi la pensa diversamente da noi e ci rema continuamente contro. 
Oggi il suo ex-capo le ha chiesto cosa farebbe se avesse la possibilità  di riaprire il suo ambulatorio in ospedale. E lei sinceramente  non ha saputo cosa rispondere. Perché è vero che ha un tuffo al cuore ogni volta che ripensa ai suoi ragazzi, alla sua stanza, a quegli anni meravigliosi di fatica e di soddisfazione in cui ha lavorato, si è avvelenata il sangue perorando cause perse, rinunciando ad altre possibilità professionali. Ma è anche vero che se guarda con obiettività alla situazione attuale dell'Ospedale, nulla è ormai come prima. La struttura è stata completamente sovvertita,  le iniziative vengono stroncate  sul nascere, la ricerca è azzerata, le possibilità clinico-terapeutiche anche. 
E allora Malefica si dice che forse,  anche se ne avesse la possibilità (e posto ora non è così) quella porta è meglio chiuderla, quella stanza è meglio lasciarsela  alle spalle. 
E studiare, inventarsi ex novo un modo tutto suo di lavorare, un suo spazio, un modo di espressione che siano suoi e non di altri, e che nessuna decisione esterna possa portarle via. Intanto, pensa e ripensa, ha già delle idee, e adesso lascerà passare questo mese che è abbastanza incasinato tra congressi e partenze, e poi comincerà a metterle in pratica. 
Nel frattempo ha:
1. Iniziato la dieta
2. Preso la sua prima lezione di pianoforte dopo 26 anni
3. Prenotato una lezione di canto
4. Iniziato il cambio di stagione  ( che non ci si crederà, ma è roba seria alquanto) sperando di riuscire a finirlo entro l'inizio della primavera.

domenica 2 ottobre 2016

Piccola Peste

Che quando ti hanno tirata fuori dalla pancia, l'ostetrica ti ha guardato e mi ha detto: "Signora, questa non gliele manderà a dire!"
Che poi ti hanno tenuto due settimane in ospedale, e tu eri talmente agitata che ti hanno dovuto cambiare quattro volte il braccialetto perché te lo strappavi, e alla fine hanno rinunciato e lo tenevano appeso all'incubatrice.
Che di quei giorni ricordo poco, pochissimo altro se non una stanchezza infinita e la sensazione di stare dentro un brutto sogno.
Che mi tiravo il latte da portarti, e con papà riempivamo interi scaffali del frigo dell'Ospedale, finché un giorno l'infermiera   è uscita e ha chiesto: "è lei la mamma di Piccola Peste? Tutto quel latte avanza, può donarlo per gli altri bambini?"
Che quando la collega mi ha detto che ti facevano uscire in dimissione protetta non avevo neanche un cambio per te, ma per la paura irrazionale che potesse cambiare idea ti ho portata via subito avvolta dentro una copertina con indosso poco più che il pannolino.
Che poi sei arrivata a casa, e nessuno ti aveva mai tenuto in braccio, e così allattarti era un problema perché crollavi addormentata appena ti prendevo dalla culla.
Che quando ti svegliavi nella sdraietta spalancavi i tuoi enormi occhi scuri, e la tata mi sussurrava " Signora, si è svegliata  e LA STA FISSANDO".
Che volevi fare tutto presto, ed eri  così piccola che non facevi che inciampare, cadere, farti male, ed eri, e sei ancora, tutta un livido.
Che quando a Parigi beccammo un acquazzone al mercatino di Natale sugli Champs-Élysées e ti strattonavo per portarti via, mi sono girata e ti ho visto felice a faccia in su, con la lingua in fuori per bere la pioggia e mi sono incantata a guardarti.
Che sei lagnosa all'inverosimile, testarda come un mulo, curiosa come una scimmietta, ma anche adorabile, creativa, generosa, sensibile come pochi.
Che quando ti aspettavo, mi chiedevo se sarei stata in grado di amarti quanto amavo Principessa, se avrei fatto confronti da cui  saresti uscita perdente.
E invece è stato subito chiaro che TU eri TU, diversa da tua sorella come il giorno dalla notte, ma perfettamente in grado, come lei, di rubarti per sempre un pezzo enorme del mio cuore. 

lunedì 26 settembre 2016

Di whatsapp e di altre amenità #4

Si avvisano i signori pazienti che all'onorario previsto potranno essere applicate delle maggiorazioni, nei seguenti casi:
- pizzino formato A4 con promemoria delle domande da fare (vale anche il formato elettonico)......euro 5
- pizzino della moglie con promemoria dei problemi del bambino......euro 10
- pizzino della moglie con promemoria dei vostri problemi......euro 15
- busta formato condominio con tutti i farmaci che avete usato dalla nascita ad oggi......euro 20
- foto della vostra verruca comparsa un anno fa e poi guarita......euro 20
- foto della verruca di vostro zio......euro 25
- fotocopie della ricerca Google in cui vi diagnosticate la patologia e mi suggerite la terapia......euro 25
- pagine di Starbene o Donna Moderna sui nuovi trattamenti estetici con spillata la foto del fondoschiena della Arcuri ( tanto non vi viene così, sapevatelo!)......euro 30
- tentativo di accompagnare il figlio 18enne a sciacquarsi il viso......euro 35
- tentativo di rimettere la maglia al figlio 30enne mentre lo sto visitando perché "altrimenti prende freddo"......euro 40
- tentativo di estorcere visite di straforo facendo entrare in stanza tutto il parentame......euro 80 a tentativo.

Tratto da una storia rigorosamente vera.
Buon inizio di settimana..

domenica 25 settembre 2016

Retreat!

Domenica mattina. Malefica ha un caffè sul comodino e nel letto gatti e umani in assortimento variabile. Si gode il silenzio della casa, e spera fortemente che duri giusto il tempo di poter scrivere un po', riempire l'agenda con gli impegni della settimana prossima, fare un giro sui siti di gossip informazione.
La scuola è ricominciata, la vita ha ripreso il suo ritmo invernale, Malefica adesso ha più tempo per sè, e deve decidere come impiegarlo al meglio.
Eppure in fondo fa la vita che fanno la maggior parte delle sue amiche: lavora, si occupa  delle figlie, della famiglia, della casa, con in più l'enorme privilegio di fare un lavoro che le piace e che le lascia tempo per sè, le da modo di viaggiare.
Però, ne parlava ieri con MrFrank, ha sempre questa sensazione di fuori posto, di incompiuto, di qualcosa che dovrebbe fare e che non fa.
Quando era più giovane, Malefica correva, correva sempre. Sin dai tempi dell'Università inseguiva  il tempo che non aveva per riuscire a guadagnarsi una laurea e una specializzazione prima, un lavoro e una posizione dopo. Anche durante gli anni dell'Ospedale, Malefica correva,  non aveva mai tempo. Appena finiva l'ambulatorio doveva scapicollarsi a studio e spesso, nei periodi caldi, faceva albe e nottate a preparare slides, a scrivere articoli, organizzare corsi.
Nei mesi immediatamente successivi alla chiusura dell'ambulatorio, Malefica ha viaggiato tanto, tantissimo, per piacere e per lavoro. E tra viaggi, compleanni delle figlie, congressi, non ha avuto il tempo di fermarsi un po'. E ora che è reduce da questa lunga estate di riflessioni, si chiede cosa sia meglio per lei, se godersi il tempo che non ha avuto finora, o cercarsi altro da fare.
E veramente, in questo momento non ne ha la più pallida idea.
Ma gironzolando sul web trova questo:
A volte devi indietreggiare di uno o due passi, riconsiderare, staccare per un mese. Non fare niente, non volere niente. La pace è fondamentale, il ritmo è fondamentale. Qualsiasi cosa tu voglia non l'avrai provandoci con troppa insistenza.
-Charles Bukowski -
Nonostante sembri più una frase di Osho, incredibilmente pare che l'abbia scritta proprio Bukowski. Così, Malefica per un momento si dice che se si è fermato Bukowski, non c'è niente di male se si ferma un po' anche lei, sempre che indietreggiare le serva dopo  a prendere meglio la rincorsa.
Nel frattempo tutti (ancora) dormono,  Malefica finisce di scrivere il post, poggia il cellulare sul comodino, allunga le gambe sotto la coperta, si riappisola un po'.

giovedì 22 settembre 2016

Fitness time #1

Succede così, che mentre Malefica è in palestra a smaltire il malumore, la intercetta Istruttorefigo, e le propone di partecipare a una lezione di acquatraining. E l'indomani il meteo la grazia, il sole splende, e quindi lei tutta pimpante e volenterosa si appresta ad  andare a lezione. E dal momento che è una tipa scrupolosa, prima di uscire controlla previdentemente di aver preso cuffia, ciabattine, accappatoio. Va da sè, che un volta arrivata, rivolti completamente la borsa, perché ovviamente LE MANCA IL COSTUME! E quando già, affranta, sta pensando di rinunciare, una arzilla signora settantenne le offre uno dei suoi. Quindi Malefica, vegognandosi come una ladra, con un costume di due taglie più grande e alquanto datato, entra in piscina strisciando lungo le pareti, e viene ovviamente tramortita dalla vista di Istruttorefigo in costumino, tanto da rimanere distratta i primi 10 minuti abbondanti della lezione. Poi il tempo scorre, la lezione è interessante e abbastanza intensa. E Malefica deve apparire parecchio stravolta all'uscita, se la ragazza alla reception si premura di dirle: stia tranquilla, dopo va meglio. E lei vorrebbe chiedere: dopo quanto, ma niente, nun je la fa! ;-).

mercoledì 21 settembre 2016

Stand-by

Ci sono giorni così. Giorni che, sarà il tempo, sarà la stanchezza, sarà la tiroide, ma Malefica proprio non ce la fa. Giorni che la testa rallenta, e il corpo rallenta, e se lei non si mette di impegno a scuoterli, la lentezza diventa paralisi. E a volte pensa che sarebbe tanto meglio tornare a qualche mese fa, quando aveva tante cose da fare che le mancava il tempo anche solo per pensare. Quando era completamente immersa nella sua vita, nei suoi impegni, nelle sue scadenze. Adesso, boh, non lo sa più, cos'è questo senso di non-senso che la prende a volte, questa percezione di girare a vuoto, di non avere un pretesto, una direzione. Eppure fa la vita che fanno tutti, lavora, si occupa della famiglia, delle figlie, rispetto a tanti altri ha l'enorme privilegio di avere anche tempo per sè. Ma qualcosa le sfugge, qualcosa le manca, forse un progetto con un respiro più ampio, forse qualcosa da far nascere, crescere. Forse impegnarsi di più per gli altri, dedicare il proprio tempo a chi è meno fortunato, fare qualcosa che lasci una traccia.
Per ora non lo sa. E intanto si siede e aspetta, e si spreme le meningi per cercare un'idea. E confida che domani ci sia il sole anziché questo tempo uggioso. Intanto scrive, scrive, chè dopo aver scritto si sente molto meglio, non so voi.

lunedì 19 settembre 2016

"Nella fatica del tuo sorriso, trova un ritaglio di paradiso"

Quando ti conosco, lo ammetto, prendo una cantonata, di quelle grosse. È che ti vedo lì, seduta davanti a me, così positiva,  sorridente, serafica. Nel frattempo il tuo bambino è incontenibile, irruento, si arrampica ovunque, mette le mani dappertutto, tenta di infilarle nel contenitore degli aghi sporchi, per un pelo non rovescia il thermos con l'azoto liquido. Tu lo riprendi con dolcezza, senza molta convinzione, sembri più che altro divertita dalle sue monellerie.
Io tento di raccogliere la tua anamnesi, tengo la testa china sul foglio, tra me e me penso che sei troppo permissiva.
Poi ti chiedo: "quanti figli ha, signora?". "Adesso uno", mi rispondi.
La penna si blocca, sollevo lo sguardo, intercetto il tuo da dove è sparita ogni traccia di allegria.
Io e te diventeremo amiche, negli anni a venire. Sarai mamma ancora una volta. Vedrò il tuo bambino terribile diventare un ragazzo straordinario. E un po' per volta, mi racconterai la storia della tua bimba così piccina, delle sue battaglie vinte, della sua guerra persa. Ma avrai sempre quella luce  dentro gli occhi, quel sorriso fermo, dolcissimo. E mi chiedo se qualcuno l'abbia mai visto realmente come stavi, se sia stato in grado di intuire la tua rabbia, il tuo dolore. E spero per te che sia stato così, che tu non fossi sola, che ci sia stato in quel momento accanto a te chi fosse in grado di darti forza, di consolarti, di sostenerti, di renderti il cammino meno faticoso, ammesso che sia possibile, ovviamente.

domenica 18 settembre 2016

New style

Allora è deciso. Domani Malefica prenderà appuntamento col mega-nutrizionista che è riuscito a far dimagrire la sua amica RedPassion, trasformandola in una gnocca da paura. Che poi in realtà secondo Malefica RedPassion era già gnocchissima prima, iperfemminile, vitale, dolce, entusiasta. E lei, ovviamente la adora. Ma negli ultimi tempi si è letteralmente trasformata, anche grazie all'aiuto di questo signore. Anche se il forte sospetto di Malefica è che la sua trasformazione sia venuta da dentro, e forse c'entra qualcosa sto benedetto locus of control, di cui si parla tanto, ma che Malefica non ha capito bene dove stia, perlomeno il suo.
Quindi è deciso, prenderà appuntamento, afferrerà il tipo per il colletto del camice e gli chiederà fissandolo negli occhi: PERCHÈ NON PERDO UN ETTO????
Dopodiché, si vedrà. Se riuscirà nell'impresa, Malefica posterà una foto in bikini prima dell'estate, altrimenti continuerà con quelle del suo gatto, che sono sicuramente più gradevoli alla vista.
Vi tengo aggiornati.

Principessa.

Amore mio, stamattina non ci sei. Te l'ho proposto quasi per pro forma, se ti andasse di restare a dormire a casa di un'amichetta ieri sera. Ed ero già pronta al tuo rifiuto, ai mille pretesti che avresti trovato per non perderti la domenica mattina tutti insieme. Invece hai detto di sì, in un nanosecondo. E io ho mascherato il disappunto, sfoderato un bel sorriso, preparato la borsa con il tuo cambio.
Stai crescendo amore mio. E sei bellissima. E al di là dei luoghi comuni, per cui ogni scarrafone è bello a mamma sua, e tutti i bambini sono belli, tu sei VERAMENTE bellissima. E hai questo sguardo chiaro, un po'altero, adulto, che ti porti dietro da quando sei nata.
Sei precisa, responsabile, quando fai una cosa ti riesce sempre bene, perché ci metti impegno. Quando ti prendo un po'in giro ti chiamo "la mia bambina bionica", perché in fondo è un po' vero.
E sei così controllata nelle tue emozioni, non hai mai uno scatto di nervi, un grido di rabbia, un pianto liberatorio, che a volte veramente non so come prenderti. È così difficile capire quando hai un problema, e io, che ti riverso addosso valanghe di parole, non trovo mai la strada per il tuo cuore, devo sempre intuire, cercare di indovinare, e non sempre ci riesco come invece riesce il tuo papà. Però se ci ripenso, in fondo era così anche per me da bambina, quando mia madre era la mia migliore amica, ma una sola parola di mio padre bastava a fare sciogliere tutti i miei nodi.
Mi mette ansia sai, sapere che crescerai. Sapere che dovrò lasciarti andare verso un mondo di cui non mi fido più, che anche saperti da sola ferma ad aspettare un autobus mi metterà ansia,  che in questa città così difficile avrò sempre paura finché la sera non sarai rientrata.
 E vedo il tuo corpo, che mostra già i primi inequivocabili segni del cambiamento, e mi chiedo se riuscirò a cogliere il momento giusto per cominciare a parlarti dell'amore, delle relazioni, dei sentimenti.
Ma intanto ieri ti sei infilata nella vasca da bagno con me e tua sorella, con la cuffia col maialino in testa. E per andare alla festa ho dovuto convincerti a vestirti decentemente e a non mettere le flipflop. E la sera, mentre ti pensavo intenta in confidenze con la tua amichetta, mi hai mandato un video dove ingaggiavate una lotta tra Minions.
E allora sorrido, mi dico che c'è ancora  (un po' di) tempo, mi prendo un caffè sul divano, e come sempre ho buona compagnia.

sabato 17 settembre 2016

Children grow

La scuola è ricominciata da poco, Malefica ha finalmente un po' di tempo per sè. Perché per difendere la sua concezione antiquata secondo la quale i bambini hanno bisogno di riposo, quest'anno si è immolata alla causa, ha evitato in ogni modo asili e centri estivi, e ha passato gli ultimi due mesi dedicandosi alle pupe, delegandole alla tata solo le ore indispensabili in cui era "costretta" a lavorare.
Comunque, finalmente lunedì scorso le bambine hanno ripreso la scuola, e ricomincia il mutuo soccorso tra mamme, per cui Malefica si offre volontaria per recuperare, oltre a Principessa, anche due sue amichette. Piccola Peste però attacca la lagna, si risente, perché sua sorella ha ben DUE amichette e lei invece no, e dal momento che quando ci si mette  ti da in testa peggio di un martello pneumatico, Malefica l'indomani si accolla ANCHE una sua compagnetta.
Farò a questo punto un piccolo excursus sull'auto di Malefica, ossia una Panda seconda serie del 2003, di improbabile colore turchese, il cui bagagliaio è perennemente stipato di roba, dalla borsa da medico, a quella della palestra, a campioncini di creme di varia natura (che poi è uno degli aspetti divertenti del suo lavoro).  Quindi, si può intuire facilmente come, già il giorno prima, farci entrare 4 bambine ognuna zainodotata non fosse impresa facile. Fortunamente però, mentre Malefica si lambicca il cervello pensando a come entrarci in sei, come una manna piovuta dal cielo si materializza il di lei consorte che la aiuta a raccattare le ragazze e le deposita davanti all'uscio di casa ognuna col suo bagaglio (e Malefica sente, sì, lo sente, che in quel momento ha avuto tutta la sua solidarietà).
Per cui Malefica si appresta a trascorrere un pomeriggio de fuego, pronta a sedare risse e ad asciugare lacrime, e invece no.
Invece le ore scorrono tranquille, le bimbe giocano serene, e, se si eccettua un placcaggio da rugbista per afferrare le due piccole che si sporgevano dalla finestra, nessuno si è fatto male, si è tagliato o è precipitato dal balcone. E Malefica ha lavorato un po', un po' ha traccheggiato col telefono, qualche giro sui social, insomma si è perfino un po'annoiata. E ha pensato che ormai è quasi fatta, veleggiano entrambe verso le prime forme di autonomia. E in questi momenti, se ripensa a quanto desidererebbe un terzo figlio, poi ci riflette un po' e si dice: naaaa!

venerdì 16 settembre 2016

Di whatsapp e di altre amenità #3

Si fa presente ai signori pazienti che la sciura Malefica è un D-E-R-M-A-T-O-L-O-G-O, ovvero uno che ha studiato anestesia e rianimazione all'età di 23 anni, e poi non l'ha più messa in pratica. Per la vostra incolumità non è conveniente dunque collassarle innanzi, laddove non ve ne sia giustificato motivo. 
Dunque:
1) se siete signore anziane NON potete assistere all'intervento di vostra figlia di 40 anni
2) se siete mamme sensibili, alla bruciatura della verruca del bambino venite accompagnate da una parente qualsiasi, purchè di polso fermo
3) se siete padri, vabbè, che ve lo dico a fare, manco ve faccio entrà.
Buon week end.

September morn

Nell'immaginario romantico di Malefica, settembre è il mese di che la traghetta dall'estate verso l'autunno, in cui luminose giornate di sole caldo si alternano ai primi brividi di freddo e ti lasciano pregustare il clima da  Vecchia Romagna di ottobre.
Nella realtà, invece, a Roma settembre è quel mese infame in cui l'umidità si taglia a fette, i capelli di Malefica prendono vita come Gremlins al primo goccio d'acqua,  e se c'è un giorno in cui faranno 40 gradi, è sicura che avrà studio pieno di anziani e neonati e le toccherà lavorare col condizionatore spento.
A settembre Malefica cessa di sentirsi una meravigliosa creatura marina, e non è ancora nel mood della perfectly job/children/sport-oriented woman, per cui si sente un po'come un Robinson Crusoe che rientra nella civiltà e per giunta non ha  mai niente da mettersi (ehm!).
Insomma, con queste premesse Malefica stamane visto il clima tropicale faceva la conta scarpa chiusa/scarpa aperta, e alla fine non avendo grossi impegni optava per abito semi-informal e sandalo piatto.
Arrivava a scuola sudando sette camicie e, dopo il caffè di rito con gli amici, doveva andare a studio per vedere un paziente. Nel frattempo aveva iniziato a piovere da 10 min. I venti minuti del controllo sono il tempo giusto perchè all'uscita Malefica abbia la sensazione di trovarsi in pieno film "The Mission", con la piazza completamente allagata e l'acqua che dalla strada si riversa sui marciapiedi. Rimane un po' indecisa sul da farsi, poi prende coraggio, e col vestito tirato su a mo' di donzella dell'Ottocento, GUADA la strada con l'acqua letteralmente a metà coscia. Dopodiché, guadagnato l'accesso alla macchina, studia il percorso migliore per tornare a casa ( 500 mt in linea d'aria) senza restare impantanata. E dopo millemila giri tortuosi, alla fine ce la fa.
Eppure, non vive nella giungla. O sì?

giovedì 15 settembre 2016

Ciccio

....e, come se non avesse altri impicci, suo padre si porta a casa un San Bernardo di 4 mesi. E Malefica pensa che è il solito matto, ma che è troppo forte quando fa queste cose. E un po' rosica perché lo vorrebbe anche lei, ma a Roma in 100 mq di casa un San Bernardo proprio non ci sta!

Sharing

Perché si inizia a tenere un blog? Non esiste una risposta univoca, ovviamente. La rete è piena di blog dalle intenzioni più disparate. Molti blog nascono a fini divulgativi, trattano tematiche precise (letteratura, viaggi, moda, fotografia, ad esempio), parlano delle passioni dei loro autori. Altri blog diventano una possibilità di business, soprattuto quello che trattano temi inerenti il web marketing, la comunicazione, l'era digitale.
Ma esiste una categoria di blog, che Malefica segue da tempo, in cui gli autori parlano, semplicemente, di sè. Spesso nascono durante passaggi  critici della propria esistenza, la nascita di un figlio, una separazione, un trasferimento all'estero. E alcuni sono belli, bellissimi, e appena Malefica capirà come linkarli qui, lo farà.
Sta di fatto, che le frullava da un po' in testa l'idea di tenere un blog. Di avere uno spazio suo, riservato, diverso dalla pubblica piazza di FB, per poter esprimersi. Quando ha iniziato a scrivere, poi, ha deciso di condividerlo con le persone che le stavano più a cuore, quelle secondo lei maggiormente in grado di capirla. Perché lei allo scambio, alla condivisione, al sostegno reciproco, ci ha sempre creduto, ne ha fatto un modello di vita. Crede nel dirsi le cose, nel parlare ( pure troppo). Ma ha tanta, tantissima capacità di far aprire gli altri, e al contrario fa un'enorme fatica a far vedere le sue difficoltà. E  per questo poi, agli occhi di chi guarda, nei suoi momenti no diventa una sfinge, completamente inavvicinabile. Malefica nella sua vita ha sempre camminato, a testa alta e a testa bassa, non si è mai fermata, ha avuto sempre ben chiara l'idea che se imbocchi una strada, poi la devi percorrere.  Per tanti anni, è stata responsabile di un bellissimo ambulatorio in un grosso ospedale di Roma. E nonostante le difficoltà, il contratto ridicolo, i bocconi amari, quell'ambulatorio, portato avanti per 10 anni, è stato un pezzo importantissimo della sua vita. Ovviamente però, data la precarietà contrattuale, nel frattempo ha dovuto organizzarsi un'attività privata decente. E quando è diventata mamma, ha deciso che avrebbe fatto di tutto per essere una mamma presente, che non avrebbe delegato.
E quindi per anni ha organizzato il suo lavoro per non togliere nulla alle figlie, ha stabilito incastri mostruosi che le permettessero di tenere in piedi la baracca. Va da sè, che, cammina cammina, e pensa a questo e pensa a quello, a un certo punto le è venuto naturale non pensare più a sè.
Poi, per motivi amministrativi- burocratici difficili da spiegare, l'ambulatorio è stato chiuso. Le bambine nel frattempo erano più grandi.
E lei si trovò d'un tratto con tantissimo tempo che le avanzava. E si ricorda ancora di un giorno preciso, in cui era andata a fare shopping in un negozio per taglie forti. C'era un concorso fotografico, le scattarono delle foto. E lei si vide lì, e non si riconobbe in quella figura pesante, in quello sguardo spento dietro gli occhiali . E decise che forse, era il caso di fermarsi. Che tutto quel tempo che avanzava, non era superfluo, ma era, semplicemente, il suo. Da lì Malefica cominciò a cambiare, si mise a dieta, ricominciò a fare sport, e, soprattutto iniziò a non essere sempre accondiscendente, ad ascoltare sè stessa prima degli altri, a volte anche in maniera eccessiva, con modi aggressivi. E se di alcune cose si dispiace, di nulla si è pentita, perché tutto ha contribuito al cambiamento, perché lei non crede più che il percorso sia segnato, perché a quasi tutto si fa in tempo a rimediare, se veramente lo si vuole. E anche questo blog le serve a tracciare i passi della sua trasformazione. E quindi ben venga che lo legga chiunque, se leggere può servire a capire, a  capirsi un po'di più.

martedì 13 settembre 2016

Di whatsapp e di altre amenità #2

Ore 8.00 di un giorno festivo. Malefica ancora a letto. Squilla il cellulare.
Malefica: pronto?
Pz: Salve dottoressa, lei non mi conosce, mi ha dato il suo numero l'amico del fratello del cugino della signora Y che nel 2002 era una sua paziente.
Malefica (smadonnando): Mi dica
Pz: Mi scusi dottoressa, è che ieri sera sono stato a un addio al celibato
Malefica: e...?
Pz: C'era una spogliarellista...
Malefica: e...?
Pz: ehm...abbiamo fatto sesso...
Malefica: eeeeee.........?
Pz:......si è rotto il profilattico
Malefica: e quindi?
Pz: dottoressa, secondo lei, ho corso qualche rischio?
Malefica (perfida): certo!
Pz: posso fare qualche test domani?
Malefica (sempre più perfida): mi spiace, no, dovrà aspettare almeno 3 mesi.
Pz (attimo di esitazione): Dottoressa, ma lei dice che mi sono attaccato qualcosa? La ragazza era pulita, di giorno fa la badante a una vecchietta...
.......
Tratto da una storia rigorosamente vera...
Bah!

Back to school

Ieri è finalmente ricominciata la scuola. E Malefica ne è molto, molto contenta. Perchè è vero che da una parte inizierà il tourbillon di accompagna/riprendi, sport, attività, visite mediche, festine, regali, chat   di classe etc. Ma è anche vero che l'inizio della scuola comporta anche piacevoli effetti collaterali. Per esempio il caffè del mattino con le amiche. Le uscite, le chiacchierate, le escursioni del week end da condividere, altrimenti non ci si diverte abbastanza.
Malefica in questo è stata fortunata. Ha avuto la ventura di trovare una bellissima combinazione di mamme nella classe di Principessa. Tante donne in gamba, intelligenti, spiritose, dinamiche, con cui negli anni si sono creati legami trasformati spesso in amicizia. E al di là delle normali discussioni legate alla organizzazione e all'andamento della classe,  il gruppo è stato sempre coeso, compatto, si è creata quella situazione di rispetto, crescita, sostegno reciproco, che non è sempre facile trovare.
Qualche anno fa, a Malefica, che ovviamente vive per ciarlare, venne in mente di organizzare un gruppo di lettura. Nella sostanza, si trattava di scegliere un testo, e discuterne poi tutte insieme. Otto malcapitate aderirono all' iniziativa, e Malefica, presa dal sacro fuoco dell'entusiasmo, scelse come titolo "Donne che ballano coi lupi", agevolissimo testo di quasi 600 pagine, incentrato sulla psicanalisi femminile e sulla liberazione della natura istintiva della donna. Dopo un periodo di crisi iniziale e tentativi di fuga, il gruppo decollò, il libro finì a far da centrotavola durante le cene organizzate per la discussione, e adesso ognuna di loro ne ha una copia da qualche parte, ma non si è mai riuscite ad arrivare oltre il capitolo 4, tranne la Giuli, che si sospetta fortemente l'abbia finito. Però loro si sono divertite, si sono confrontate, si sono legate un pezzettino di più.
I bambini sono cresciuti insieme,  e anche le loro mamme, in qualche modo. E quest'anno, che sarà l'ultimo di questo ciclo, Malefica se lo vuole godere tutto. Poi l'anno prossimo le cose cambieranno, Principessa inizierà le medie, Piccola Peste le elementari. Ci saranno nuove combinazioni, altre situazioni, si spera altrettanto piacevoli. Ma questa piccola, fantastica alchimia, boh, questa, chi lo sa.
PS: in tema di auguri, buon compleanno mammina, bacini anche da qui. E niente lacrimoni, eh!

lunedì 12 settembre 2016

Big Magic

Antefatto: All'età di 11 anni Malefica era in gita con sua madre, quando una zingara su un treno, leggendole la mano, le predisse che sarebbe morta giovane. Ora Maelfica non sa se è per quello,  o se è perchè l'altr'anno è stato carico di eventi infausti, ma è un periodo che ha la sensazione netta di non avere abbastanza tempo, di doversi sbrigare a far le cose.
Malefica è un po' che ha la fissa dell'ordine. Certo da fuori nessuno lo direbbe, visto il casino perenne che anima gli ambienti entro cui si muove. Però ha la mania di fare spazio, di ripulire, di riordinare, forse perché ha la sensazione che riordinando il fuori, possa fare anche un po' luce dentro di sè. E quindi all'uopo ha letto mucchi di libri sul feng shui, sullo space clearing, sul decluttering, senza riuscire a cavarne un benemerito ragno dal buco. Parlando con un amico, Malefica gli diceva che se guarda alla sua vita, lei la immagina come una grande, enorme credenza, piena di ninnoli, di soprammobili, bomboniere. Per un po' di tempo ci è passata davanti, l'ha lasciata chiusa, ci ha infilato roba a casaccio. Poi un giorno si è fermata, e l'ha vista lì, tutta in disordine, con gli oggetti dentro coperti di polvere.
Un'altra fissa di Malefica è, se non si fosse capito, scrivere. E per anni si è agitata all'idea di cosa scrivere, di avere un soggetto, un'intuizione, qualcosa che la stimolasse ad attivarsi.
Poi l'anno scorso, Malefica si è imbattuta in un libro. Si intitola "Big Magic", un libro sualla crratività, di Elizabeth Gilbert che per inciso è l'autrice di "Mangia, prega, ama". Malefica non ha letto quest'ultimo libro, e si è addormentata alle prime scene del film, quindi che la trama parli di una donna alla ricerca di sè stessa, è una mera coincidenza. Ha letto, invece, a spizzichi e mozzichi "Big Magic".Che, secondo Malefica, è una discreta boiata, ma che in sostanza dice questo: "Se senti di fare una cosa, falla. Non preoccuparti della sua utilità, del messaggio che vuoi lanciare, dell'effetto che farà. Se ti fa star bene, falla e basta." E quest'affermazione, abbastanza lapalissiana in verità, ha acceso una lampada nel cervellino di Malefica. E così ha iniziato a scrivere, in ordine sparso, di quello che in quel momento le stava a cuore. E nel frattempo, riordinando un cassetto,  ha tirato fuori vecchi diari ed è rimasta folgorata.
Così, per conoscenza, ne trascrive alcuni stralci, datati 16/1/05.
"Il filo di inchiostro è un filo che unisce i pezzi della nostra esistenza. I ricordi che affiorano sparsi, rinascerebbero dal loro oblio se qualcuno si premurasse di fissarli sulla carta?
Il bisogno di scrivere, scrivere per comunicare e per liberarsi, per mettere ORDINE tra pensieri affastellati, per comunicare, esprimere un'emozione.
Scrivere nei momenti di pausa, nel silenzio, o tra la gente. Scrivere per ritrovarsi...
Vorrei riuscire a fermare i pezzetti della mia vita, riuscire a fissarli, per ricordarli quando sarò vecchia, se mai lo sarò...
E il pensiero, la mia principale angoscia di questi giorni è di non riuscire a fare in tempo".
Quindi, evidentemente, la chiave è quella, e questo senso di precarietà non è cosa nuova, lo avverte da sempre.
Da quando scrive qui, si sente come se avesse aperto la credenza e tirato fuori tutto. E pian pianino, uno per volta, stesse spolverando i ninnoli più belli, gettando quelli inutili, rimettendo tutto in bell'ordine. E, non c'è che dire, è una bella, bellissima sensazione.
PS: in quel diario, c'era trascritto anche il peso di 10 anni fa. Stendiamo un velo pietoso, meglio.

Time wasting

E fu così che Malefica, quella grandissima idiota, che stava pregustando da settimane la libertà dalle figlie il primo giorno di scuola, trascorse invece la mattinata a litigare col mondo. Tiriamo innanzi va, e niente sangue amaro, che ci son cose peggiori nella vita. E ora non mi stressate a chiedermi cos'è successo, chè tanto non ve lo dirò mai 😉.
Ah, buon compleanno amichetta, ormai lo sai, parlo solo da qui.😂

sabato 10 settembre 2016

My little friend


Malefica e amichetta si conoscevano di vista da un po', erano colleghe di corso. Solo dopo la laurea, però, per una serie di coincidenze, finirono a vivere insieme. Amichetta era piccola, dinamica, determinata. Malefica già allora era grande, pigra, un po' indolente.
Malefica si trasferì a casa sua e passarono la prima notte insieme a confidarsi. Da lì diventarono amiche, sorelle, compagne  di bagordi, indivisibili negli anni. Si sono sostenute, date coraggio a vicenda, consolate, supportate e sopportate. E hanno avuto anche momenti no, litigate, incomprensioni. Sono state in bolletta insieme, a dividere gli ultimi 10 euro del mese, a cercare in fondo al freezer l'ultimo surgelato arrivato col pacco dalla Calabria. Hanno organizzato  feste e festini, aperto la loro casa al mondo intero, e hanno assistito alla fine e all'inizio di tanti amori.
Anche amichetta è ancora qui. Nonostante le difficoltà, gli impegni la lontananza, rimane sempre una sorella, sua sorella.
Amichetta è una roccia con un cuore fragile, oppure no, ha un aspetto fragile e invece è una roccia. Oppure è una roccia, dentro e fuori. Questo, dopo tanti anni, ancora Malefica non l'ha ancora ben capito. Ma non ha potuto che ammirare negli anni la sua determinazione, la sua forza di volontà, l'ostinazione che le ha permesso negli anni di affrontare sfide difficili. E siccome lei è amichetta su questo sono un po' ruvide, e tra loro hanno un po' difficoltà a dirselo...
Nun t'arrabbià piccoletta, tanto ce lo sai ;-).

venerdì 9 settembre 2016

Ordinary

Lo studio medico non è sempre un luogo di pena. Capitano giornate serene, distese, piccole patologie, pazienti tranquilli. Ovviamente ci sono anche giorni pesanti, combinazioni venefiche, in cui tutto congiura per farti arrivare a sera con la lingua penzoloni. Ci sono giorni in cui Malefica scorre la lista dei pazienti e trema al pensiero del pomeriggio che dovrà affrontare. E altri in cui invece, è felice nel sapere che rivedrà quel tal paziente o il bambino della tale signora. C'è da dire che, soprattutto al paesello, dove le richieste sono tante e il tempo a disposizione poco, le segretarie son bravissime a organizzare l'agenda in modo da incastrare bene gli appuntamenti, ed evitare le combinazioni pericolose, tipo piazzare un neonato in prossimità dell'ora dei pasti o un anziano im-paziente prima di un soggetto particolarmente difficile. Perché la tipologia di situazioni che affronti è estremamente variegata. 
Può esserci il paziente "spiccio" con una semplice verruca da bruciare. Ma anche chi presenta situazioni problematiche, patologie difficili da trattare, che comunque hanno un peso rilevante sul suo assetto psicofisico. Perché la malattia dermatologica, soprattuto quando è cronica, spesso è vissuta male anche rispetto a patologie internistiche più gravi ma "nascoste". 
Perché delle proprie "macchie" il paziente deve rendere conto all'esterno, deve giustificarsi, deve spiegare. 
Perché, soprattutto se si è giovani, ciò che ci "marca" esteriormente ( basta anche un po' d'acne) ci rende visibili, diversi, esposti. Perché  è più facile e meno impegnativo mandar giù una compressa che traccheggiare con mille cremine. 
Se si aggiunge che molte dermatosi sono scatenate o aggravate dallo stress, si può intuire che per molti pazienti queste malattie diventino circoli viziosi senza uscita.
Per questo Malefica sostiene da sempre che la comunicazione, il sostegno anche emotivo, sono importanti per tutte le specialità mediche, e a maggior ragione per la dermatologia. Perché è fondamentale ascoltare, tranquillizzare senza minimizzare, essere empatici ma non succubi, spiegare con chiarezza e semplicità, e non liquidare il paziente con una prescrizione "al volo".
E così finisce spesso che, ascolta di qua e consola di là, a fine giornata Malefica a volte si senta più uno psicanalista che un dermatologo, del tipo Caruso Pascoski, per dire, dai.

giovedì 8 settembre 2016

Physical

Per una parte del mio lavoro, mi occupo di estetica. Poca roba, peeling, qualche rivitalizzante, il minimo indispensabile per accontentare le richieste delle mie pazienti, che hanno magari solo il desiderio di vedersi meglio, un po' più distese, un po' più luminose.
Da certa medicina estetica ho preso da sempre le distanze, per una serie di motivi.
In primis, sicuramente, ha avuto il suo peso il fatto che, inizialmente, avrei voluto essere un pediatra e non un dermatologo. Ma ai tempi pediatria era blindata e riservata ai soliti noti e così scelsi di diventare dermatologo pediatrico, decisione di cui non mi sono mai pentita.
Ma c' è un motivo più profondo per cui non amo le correzioni estetiche estreme, premesso che ognuno ha la sua storia, le sue motivazioni, ed è libero di gestire il proprio corpo come crede. La chirurgia plastica ha delle applicazioni bellissime nel campo, per esempio, della ricostruzione, riesce a ridare una buona qualità di vita a chi ha subito interventi demolitivi o gravi incidenti.
Così come non vedo nulla di male nel voler correggere un difetto che ci ossessiona, come un naso importante o un seno mal fatto, se ciò porterà a un rapporto migliore con l' immagine di noi stessi.
Quello con cui mi confronto tutti i giorni, però, è una tendenza allarmante, anche tra giovanissimi, a ricercare continuamente la perfezione fisica, a voler  adeguarsi agli standard estetici, a voler conservare a tutti i costi un aspetto giovane, anche a costo di stravolgere la propria fisionomia. In molti giovani, la deviazione dai modelli comunemente accettati genera spesso ansia, frustrazione, depressione, fino all'isolamento sociale.
Per cui gran parte del lavoro che faccio coi miei pazienti è convincerli che NON hanno  bisogno di cambiarsi i connotati per essere più belli, ma che piuttosto sarebbe meglio amarsi e valorizzarsi per quelli che si è.
Il nostro corpo, la nostra pelle, parlano di noi. Non c'è nulla di più bello, per me, di osservare un corpo, specie se anziano, e da lì intuire chi è o chi è stata quella persona. Se ha amato la vita all'aria aperta, lo sport, se ha avuto cura di sè, se ama o è stata amata. Se fuma o se ha fumato, se ha sofferto per malattie o interventi. Se ha un atteggiamento positivo, vitale, o invece chiuso, raccolto, rattrappito. Ogni ruga, ogni cicatrice, ogni segno in più raccontano la storia. E anche se trovo sacrosanto volersi vedere belli e giovani il più a lungo possibile, è bello anche che da fuori si veda, chi siamo, e che si sia orgogliosi della propria individualità.
Anche per me non è stato facile. Il corpo che ho ricevuto in dotazione è difficile, lento a rispondere, massiccio, con una fastidiosa tendenza a mettere su peso. Ho iniziato a vivere bene solo quando ho smesso di andargli contro, di voler essere a tutti i costi come non sono, a capire che può esserci armonia anche laddove le misure non sono standard. E negli anni ho imparato non solo ad accettarlo, ma anche ad amarlo per quello che è, per il modo in cui ancora mi segue e mi permette di fare ciò che voglio, il che, alla mia età, non è affatto scontato.

mercoledì 7 settembre 2016

Cocoon

Quando ha iniziato a scrivere qui, cioè poco più di una settimana fa, Malefica non ne aveva ben chiaro lo scopo. L'unica cosa che sentiva era questa urgenza, questo desiderio strabordante di scrivere, di scriversi. Perché scrivere è una cosa che lei ha sempre adorato, sin da bambina. Scriveva lettere alle amichette del mare, ai penpals inglesi,  agli amici di università, ai fidanzati. Adorava e adora la carta da lettere, i quaderni e tutto ciò su cui si possa scrivere. Anche di recente, dall'ultimo viaggio, è rientrata con alcune delle sue menate, un bellissimo set di biglietti e buste e un utilissimo e indispensabile kit di pennini per calligrafia, che giacciono ovviamente nel cassetto della sua scrivania, insieme agli acquerelli e al corso di francese (ma sulle passioni incompiute di Malefica si stenda, per ora, un velo pietoso).
Si parlava dunque del senso di questo blog. È in realtà all'inizio l'idea era di tenerlo "segreto" e decidere poi col tempo con chi condividerlo. Ma chi conosce Malefica lo sa, lei non sa tenersi il cosiddetto cecio in bocca, e così nell'arco di due giorni lo ha spifferato praticamente a tutti, e adesso, fatti salvi i pazienti e il lavavetri all'angolo vicino al benzinaio, è praticamente di dominio pubblico.
E questa cosa, che inizialmente le metteva ansia, comincia invece ad avere risvolti piacevoli. Per esempio c'è chi le scrive per chiederle se le storie di cui si parla siano vere. E lei ovviamente risponde di sì, che sono vere e non sono romanzate nè enfatizzate, ma raccontate nel modo "di pancia" in cui le ha vissute, che poi è il suo modo di affrontare la via. C'è chi ha maliziato sulla figura di M. volendo a tutti i costi vederci un rapporto saffico ( e alla fine, chi può dirlo? ;-)).
Ma la cosa che più l'ha emozionata sono state le persone care. Le sue amiche che le scrivono delle loro emozioni. Quella, carissima, che la legge in metro nel suo rientro a casa.  Immaginare suo padre, sua madre, suo marito, e tanti altri amici leggerla da un PC o dal cellulare, distanti chilometri eppure così vicini.
E, sarà perché nel suo correre da una parte all'altra di Italia occupandosi  a tempo pieno di figlie e pazienti, lei spesso si sente un po' sola. Sarà perchè si scappa a destra e a manca e non si ha mai il tempo neanche di scambiarsi un saluto, una telefonata. Fatto sta che scrivere qui le scalda un po' il cuore, la riporta in comfort zone, le ricorda chi è, la fa sentire a casa.
E per adesso, va bene così.

lunedì 5 settembre 2016

Allodole

Malefica al mattino si alza presto, è piena di energie. Alla sera invece è uno straccio, comincia a spegnersi intorno alle 19, e si trascina stancamente fino all'ora di andare a letto. Se le dice sfiga, e ha una cena, una festa o qualsiasi impegno che le richieda un minimo di socialità, ella corre il rischio di addormentarsi sul colpo ovunque si trovi. Il problema è che, nel suo tentativo disperato di resistere al sonno, spesso finisce per assopirsi ad occhi aperti e continua a parlare come niente fosse, dando all'interlocutore la sensazione di essere sveglia. Ovviamente, però parla a vanvera, e le capita  per questo di infilare figuracce memorabili, per non parlare delle innumerevoli  uscite al cinema  passate a ronfare sulla spalla del malcapitato di turno. Un'altra cosa che le concilia terribilmente il sonno è l'automobile. Se vi sale in orario serale, spesso non aspetta neanche la messa in moto per crollare addormentata. Abitudine che possiede sin da bambina, e che era causa di grandi scazzi da parte del grande amico ai tempi dell'Università, che si trovava a dover scegliere se scarrozzarla addormentata o apparentemente sveglia ma farneticante.
La situazione è paradossale, poi, se si pensa che, a fronte di questa facilità di addormentamento Malefica, è, di fatto, un'insonne. Se le dice bene dorme fino alle 2 e poi rimane sveglia con gli occhi sbarrati per riprendere sonno, se Dio vuole, verso le 5.30. Altrimenti fa un'unica tirata e rimane sveglia fino al mattino.
Ma le ore di insonnia  notturne, una volta motivo di angoscia, in certi periodi dell'anno, per esempio a scuole chiuse, diventano il suo salvavita, il suo momento di privacy assoluta, quelle in cui può leggere un bel libro, guardare un film diverso da Alvin and the Chipmunks, attaccarsi al barattolo di Nutella bersi una tisana in santa pace, nel silenzio più assoluto.
 A ripensarci, sono parecchie sere di fila che dorme bene, quasi quasi stasera è tentata di puntare la sveglia alle 2 ;-)).

Quale dolce mela

"Quale dolce mela che su alto
ramo rosseggia, alta sul più
alto; la dimenticarono i coglitori;
no, non fu dimenticata: invano
tentarono raggiungerla".
(Saffo - Traduzione di Salvatore Quasimodo)

Vabbè, diciamo che per una vita Malefica ha amato immedesimarsi nella mela in questione, nel frutto più in alto, inaccessibile ai più. Ma gli anni trascorsi, e qualche capello bianco, l'hanno fatta lentamente cedere alla convinzione che, tutto sommato, questa non fosse proprio la soluzione più intelligente.
Intanto perché verrebbe da chiedersi: se arrivasse il coglitore che eventualmente giungesse fino in cima, sarebbe il più meritevole o solo il più scaltro? E siamo sicuri che poi costui non possa essere interessato più alla scalata che alla mela in sè, limitandosi a staccarne un morso per poi lanciarla giù?
E poi, nell'eventualità infausta che essa  rimanesse non colta, che ne sarebbe di lei? Rimarrebbe sull'albero a marcire, e farebbe la stessa fine di tutte le altre?
Negli anni dunque Malefica si è convinta che essere una mela che aspetta di essere raccolta non sia proprio la prospettiva più allettante per una donna, e da madre di figlie femmine si augura che siano loro un domani le coglitrici, che non stiano lì ferme ad aspettare che arrivi chissà chi, che imparino che essere scelte è bello, ma saper scegliere lo è molto, molto di più.

domenica 4 settembre 2016

Di whatsapp e di altre amenità #1

Paziente X: sta scrivendo...
Pz X: salve dottoressa, lei non mi conosce ma mi ha dato il suo numero il fratello dell'amico della signora Y che nel 2005 era sua paziente
Malefica: (online)
Malefica (smadonnando): mi dica.
Pz X: mia figlia di 5 anni ha un neon che si è modificato
Malefica (occhi al cielo): nei bambini può essere normale, ne è sicuro?
Pz X: sì sì, ce l'ha dalla nascita ma ultimamente è diventato nero
Malefica: allora deve essere visto ed eventualmente asportato
Pz X: (online)
Pausa di 15 min
Pz X: mia moglie mi dice che dalla nascita  non si è mai modificato
Malefica: bene, allora lo vediamo quando può.
Pausa di 30 min
Pz X: scusi dottoressa lo abbiamo pulito con un po' d'alcool, è andato via, era un segno di pennarello.
Malefica:(online)
.......
Tratto da una storia rigorosamente vera.
Buona domenica, dai.

sabato 3 settembre 2016

M.

Malefica non ha una concezione esclusiva dell'amore, piuttosto una buffa tendenza a prendersi cotte a ripetizione verso oggetti del desiderio dalla natura disparata, luoghi, persone, animali, oggetti.
Malefica, insomma, è una che ama, si appassiona, si intigna sulle situazioni, e quando ama è una sorta di accumulatrice seriale di affetti, ha una grande difficoltà a lasciare andare, tende a trattenere.
Ma il colpo di fulmine, quello che al primo sguardo ti fa capire che quella persona sarà parte importante della tua vita, quello l'ha provato poche, pochissime volte.
E l'unica volta che quel colpo di fulmine si è tradotto in affetto decennale, non è stato per un uomo, ma per una ragazza.
Era il 1990, Malefica quasi 18enne era a Roma per sostenere l'esame di ammissione alla facoltà di Medicina. In fila stava davanti a una ragazza, mora quanto lei era bionda, e si trovò qualche minuto a fissarla ad occhi aperti pensando, con una punta di invidia, che era bellissima.
Malefica e M. diventarono amiche per la vita. Di quelle che si scambiano la pelle. Di quelle che si sentono, a distanza di anni, di chilometri, sempre accanto. Poi si aggiunsero il grande amico, amichetta, poi le grandi amicizie dell'età adulta, chè Malefica non si è mai sottratta all'opportunità di avere un affetto in più. Ma il rapporto con M., questa sorta di fidanzamento di anime, rimase sempre una cosa a parte. Qualche giorno fa, Malefica le ha scritto (erano mesi che non si sentivano), per raccontarle del blog, per condividere con lei questo passaggio della sua vita. E come sempre le sue parole le hanno toccato il cuore, come sempre le distanze spaziali e temporali si sono annullate, si è emozionata nel leggerla come ai tempi dell'Università, quando nonostante passassero insieme tutta la giornata, si scrivevano lunghe, lunghissime lettere che poi, romanticamente, si recapitavano all'indirizzo di casa.
Buona vita, amica mia, tesoro del mio cuore, so che tu mi leggerai, e volevo dirtelo da qui, anche se già lo sai, chi sei sempre stata tu per me.

giovedì 1 settembre 2016

Branco di idioti!


Che avete 25 anni, siete iperpalestrati e iperconnessi e venite a visita ancora accompagnati da mammà.
Che ogni piccola anomalia vi mette ansia, ogni disturbo vi preoccupa, ogni lieve inestetismo vi frustra.
Che non staccate gli occhi dallo smartphone, e alla decima volta che spiego mi dite: scusi dottoressa, può ripetere?
Che tornate a casa e mi tempestate di wapp con richieste di chiarimenti e foto dei prodotti che acquistate, perché sia mai sbagliate.
Che dopo due mesi mi chiamate depressi perché "la sua cura non funziona", e vi chiedo come l' avete fatta e scopro che avete fatto un casino.
Che, sfoderando il mio sorriso più rassicurante e reprimendo il desiderio di mandarvici, vi rispiego con pazienza e vi dico semplificando...rifaccia la cura, faccia così è così e ci vediamo ogni settimana a controllo finché non guarisce.
Che poi quando alla fine guarite, e io a stento trattengo l'istinto di dire " ve l'avevo detto", avete anche il coraggio di dire: " dottoressa, forse non si era spiegata bene"!
;-))))