Un giorno, Malefica avrà avuto forse vent'anni, usciva dal mare. Avrà avuto qualche chilo in meno rispetto ad ora, ma sicuramente non era sta strafiga neanche allora. Ma in acqua lei c'è sempre stata bene, è il suo elemento naturale, e quindi anche allora si era goduta un lungo, lunghissimo bagno pacificatore. Sta di fatto, che, come dicevamo, quel giorno venne su dal mare, e si sdraiò accanto al suo migliore amico, colui che nella vita non l'avrebbe mai tradita, E l'amico la guardò e le disse: "Sembri Jemanja". E lei sorrise, sapendo già che era il complimento più bello che un uomo avrebbe mai potuto farle, e col senno di poi non si sbagliava.
Jemanja è una figura complessa appartenente alla tradizione di certi culti afro-brasiliani e sudamericani in genere. Si identifica come la regina del mare, e, per traslazione, con la Grande Madre, protettrice delle gravidanze e della fertilità femminile.
Quella definizione non era casuale, Jemanja è molto presente nei romanzi di Jorge Amado, di cui entrambi, in quel periodo, erano accaniti lettori. Ed erano giovani, entusiasti, e di quei libri sentivano addosso tutta l'energia, la sensualità giocosa.
Sono passati più di vent'anni da allora. L'amico di allora è l'amico di adesso, sono cresciuti insieme, un po'ingrassati, un po'intristiti. Ma ci sono ancora, l'uno per l'altra, a qualsiasi ora del giorno e della notte, quando c'è bisogno.
Dopo tanti anni, in un rigurgito amarcord, Malefica ha ripreso in mano "Dona Flor e i suoi due mariti". Era sulla sua spiaggi al mattino presto. E per un attimo si è girata, e non era più sola. Ha rivisto quei due ragazzi che uscivano dall'acqua, con tutta la vita davanti, le aspettative non ancora disilluse.
E si è vista lì, in quel momento, con i piedi dentro l'acqua, il costume turchese, i capelli bagnati, le sue cicce tutte lì, al proprio posto. "Sembri Jemanja", si è detta. E in quel preciso istante sentiva che era vero.
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