Il blog di Malefica langue da un po'. E sicuramente c'entra la frenesia della vita che conduce, in cui, nonostante gli impegni lavorativi ridotti, ci ficca dentro palestra, lezioni di canto, lezioni di pianoforte, liste da compilare, figlie proprie o altrui da raccattare, accompagnare, riportare, in combinazione variabile.
Ma non è solo questo.
È che c'è una cosa che vorrebbe raccontare, e non riesce, perché non sa da che parte cominciare. Perché le smuove troppo dentro, la paralizza, la lascia senza respiro. Eppure, se non lo fa, sente che non riuscirà a scrivere di altro.
E allora ci prova (Giuli, Barbie, ve lo dico prima, è tosta, se leggete preparate i fazzoletti).
E tutto inizia lunedì mattina. Inizia e finisce lì, dentro a una chiesa, davanti a una bara.
Anzi, inizia prima, nel negozio del fioraio, dove Malefica insieme ad A. va a ritirare un mazzo di fiori enorme, su cui campeggia la scritta "gli amici della V C".
E il mazzo è già pronto, fa bella mostra di sè dietro al bancone, ma quando Malefica arriva a ritirarlo, dal fioraio c'è anche lei, Stellina, col suo papà. Ed è un attimo di strazio, vederla lì, così piccina, con gli enormi occhi azzurri, e il suo sorriso, che solo chi la conosce sa che meraviglia sia. E salutarla sorridendo, abbracciarla per dissimulare il fatto che quel mazzo di fiori sia per la sua mamma, che dopo andremo tutti insieme a salutare.
E va così anche il funerale, con Stellina lì davanti a dispensare sorrisi a chi la abbraccia, a chi la consola, e noi nelle file indietro a disperarci pensando che non è così che dovrebbe andare.
Stellina, io ci penso tanto sai, alla tua mamma, a quanto deve essere stata dura per lei accettare il fatto che non ti avrebbe vista crescere, di doverti affidare ad altri, di dovere andare via.
Non la vedevo tanto spesso la tua mamma, non sapevo neanche che si fosse aggravata così. E potrei dirti che non la vedevo per via del tempo, del lavoro, e tutte ste menate. Ma la verità è che la malattia spaventa, che chi sta male spesso rimane da solo nella sua bolla, perché agli altri fa paura spesso anche solo chiedere: "come stai?" E così, poi dopo ci si fa un sacco di sensi di colpa, ci si dice che si sarebbe potuto fare di più, ma poi ci si ricasca sempre.
Quando ho detto a Principessa della tua mamma, ha abbozzato, apparentemente ha reagito bene, ho provato a riprendere l'argomento nei giorni successivi, ma lascia sempre cadere il discorso e quindi sul serio non riesco a capire quanto questa storia l'abbia turbata.
Venerdì ti ho portata a casa con me insieme ad altre compagnette. Ed eri così luminosa, allegra, che mi sembrava impossibile che tutto fosse successo solo quattro giorni prima. E mi chiedo veramente da cosa nasca tutta questa forza, questa apparente serenità. Se dipende dal fatto che sei stata abituata fin da piccola ad affrontare cose più grandi di te, o se è il tuo modo di combattere l'angoscia. E mi chiedo anche quanto sia giusto far finta di niente con te, ignorare quello che è successo, o se invece non sarebbe meglio sedersi lì vicino, ravviarti i capelli e chiederti come stai, se hai voglia di parlare un po'di lei, di raccontarmi qualcosa.
Intanto sai, ti posso iniziare a raccontare io, di tutte le cose buffe che combino, come ieri per esempio, che mentre tentavo di lavare i capelli a Piccola Peste, che si dimenava come un'anguilla, sono caduta nella vasca anch'io e mi sono inzuppata dalla testa ai piedi, roba che Paperissima mi fa un baffo. E quella monella che ancora ride, e stamattina mi ha detto che ovviamente lo racconterà a tutte le compagnette, che non si è mai vista una mamma scema come la sua!
Ma non è solo questo.
È che c'è una cosa che vorrebbe raccontare, e non riesce, perché non sa da che parte cominciare. Perché le smuove troppo dentro, la paralizza, la lascia senza respiro. Eppure, se non lo fa, sente che non riuscirà a scrivere di altro.
E allora ci prova (Giuli, Barbie, ve lo dico prima, è tosta, se leggete preparate i fazzoletti).
E tutto inizia lunedì mattina. Inizia e finisce lì, dentro a una chiesa, davanti a una bara.
Anzi, inizia prima, nel negozio del fioraio, dove Malefica insieme ad A. va a ritirare un mazzo di fiori enorme, su cui campeggia la scritta "gli amici della V C".
E il mazzo è già pronto, fa bella mostra di sè dietro al bancone, ma quando Malefica arriva a ritirarlo, dal fioraio c'è anche lei, Stellina, col suo papà. Ed è un attimo di strazio, vederla lì, così piccina, con gli enormi occhi azzurri, e il suo sorriso, che solo chi la conosce sa che meraviglia sia. E salutarla sorridendo, abbracciarla per dissimulare il fatto che quel mazzo di fiori sia per la sua mamma, che dopo andremo tutti insieme a salutare.
E va così anche il funerale, con Stellina lì davanti a dispensare sorrisi a chi la abbraccia, a chi la consola, e noi nelle file indietro a disperarci pensando che non è così che dovrebbe andare.
Stellina, io ci penso tanto sai, alla tua mamma, a quanto deve essere stata dura per lei accettare il fatto che non ti avrebbe vista crescere, di doverti affidare ad altri, di dovere andare via.
Non la vedevo tanto spesso la tua mamma, non sapevo neanche che si fosse aggravata così. E potrei dirti che non la vedevo per via del tempo, del lavoro, e tutte ste menate. Ma la verità è che la malattia spaventa, che chi sta male spesso rimane da solo nella sua bolla, perché agli altri fa paura spesso anche solo chiedere: "come stai?" E così, poi dopo ci si fa un sacco di sensi di colpa, ci si dice che si sarebbe potuto fare di più, ma poi ci si ricasca sempre.
Quando ho detto a Principessa della tua mamma, ha abbozzato, apparentemente ha reagito bene, ho provato a riprendere l'argomento nei giorni successivi, ma lascia sempre cadere il discorso e quindi sul serio non riesco a capire quanto questa storia l'abbia turbata.
Venerdì ti ho portata a casa con me insieme ad altre compagnette. Ed eri così luminosa, allegra, che mi sembrava impossibile che tutto fosse successo solo quattro giorni prima. E mi chiedo veramente da cosa nasca tutta questa forza, questa apparente serenità. Se dipende dal fatto che sei stata abituata fin da piccola ad affrontare cose più grandi di te, o se è il tuo modo di combattere l'angoscia. E mi chiedo anche quanto sia giusto far finta di niente con te, ignorare quello che è successo, o se invece non sarebbe meglio sedersi lì vicino, ravviarti i capelli e chiederti come stai, se hai voglia di parlare un po'di lei, di raccontarmi qualcosa.
Intanto sai, ti posso iniziare a raccontare io, di tutte le cose buffe che combino, come ieri per esempio, che mentre tentavo di lavare i capelli a Piccola Peste, che si dimenava come un'anguilla, sono caduta nella vasca anch'io e mi sono inzuppata dalla testa ai piedi, roba che Paperissima mi fa un baffo. E quella monella che ancora ride, e stamattina mi ha detto che ovviamente lo racconterà a tutte le compagnette, che non si è mai vista una mamma scema come la sua!
Ha detto delle cose belle il parroco, tante cose a Stellina. Ci saremo sempre, ogni volta che chiamerai ci saremo. La tua mamma ti guarda, ti sarà sempre accanto. Ora non soffre più e così via. Viene voglia di crederci, di sperare che Stellina riesca a sentire in ogni momento la sua mamma accanto. Ma la mia bimba in quei giorni stava parecchio male, la notte un po' piangeva un po' dormiva però non mi lasciava mai la mano. Allora penso che lassù qualche volta si distraggono...
RispondiEliminaHa detto tante cose belle, ma anche lui era senza parole, non so perchè, mi è sembrato poco convinto anche lui stavolta. :-(
RispondiEliminal'ho letto...ma questa volta nn gli scrivo nulla..xche certamente me lo "censurerebbe"...
RispondiEliminaresto qui davanti alla mia bancarella in silenzio
un abbraccio a....stellina.
saluti blu
Grazie sior Mario.
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