Questo post, già lo sa, sarà articolato, contorto, sconclusionato. Però a volte i pezzi nella sua testa sono in ordine sparso, vanno riordinati e in questo caso il filo logico è labile.
Intanto spiegherà, che fino a poco tempo fa, Malefica seguiva il bellissimo blog di Spersa, donna fichissima, collega di quelle serie, in quanto anestesista, e con una penna veramente ispirata.
E da lì Malefica ha appreso la teoria del barattolo.
Il barattolo della felicità è un esercizio proposto da Elizabeth Gilbert, l'autrice di Big Magic, ma questo lei all'epoca non lo sapeva. In buona sostanza, si tratta di scrivere su dei bigliettini gli avvenimenti che più ci hanno emozionato, per poterli poi rileggere a distanza di tempo.
Il barattolo di Spersa era invece un barattolo metaforico, che lei riempiva dei propri momenti perfetti, quelli che ti bastano per un po', le alchimie che non cerchi ma a volte capitano, e che ti lasciano addosso sensazioni talmente belle che poi ne trai beneficio per tanto, tantissimo tempo. E allora Spersa quand'era così colmava idealmente il barattolo, e lo apriva un po'per volta, se le faceva bastare per un po'.
Fermiamoci qui per ora.
E parliamo di una foto. E non di una foto qualsiasi, ma del poster che Malefica tiene da vent'anni* appeso nella sua camera di quand'era ragazzina. E quell'immagine che le ricorda se stessa da bambina, sempre immersa in un mondo tutto suo, un po' svagata, spesso con un gattino o un cucciolo in braccio. Quel suo modo di perdersi in mille pensieri e fantasticherie, dietro a un libro, a un disegno, a una canzone.
Qualche tempo fa un amico le ha detto che secondo lui il suo cercare di fare mille cose è un modo per combattere il vuoto. Può darsi, chissà. Ma la sua sensazione è che sia l'esatto opposto. Che sia invece un eccesso di "pieno" che lei vorrebbe esprimere, e che cerchi convulsivamente dei canali per poterlo fare. Che nella sua vita, nel suo lavoro fin troppo concreti, quella parte solitaria, immaginifica di sè, sia quella che adesso ha bisogno di soddisfare.
Ed arriviamo alla lezione di pianoforte, la seconda. Con Malefica che è un po'perplessa sul proseguire, perché durante la settimana è riuscita a fare poco o nulla, perché non ha abbastanza tempo e anche incastrare l'ora di lezione le viene difficile.
Però poi inizia a suonare, iniziano a parlare, Maestradipiano le racconta dei suoi concerti, e lei ne è completamente affascinata. E visto che Malefica ha problemi con il tempo, nel senso che quando suona segue un ritmo tutto suo, alla fine della lezione le propone di suonare un pezzo a quattro mani. Il pezzo è facile, ma è una lettura a prima vista, quindi Malefica lo suona pestando sui tasti come farebbe Principessa, o forse peggio. Ma suonare in due è sempre una grandissima emozione, e Malefica torna a casa leggera, piena, euforica, come da tempo non succedeva, e quella sensazione la metterà dentro al suo personale barattolo, se la porterà dietro per tutta la giornata e anche nei giorni successivi. Ed è così entusiasta che registra la "performance" e prova a postarla qui, ma niente, ve dice bene perché nun je la fa!
Intanto spiegherà, che fino a poco tempo fa, Malefica seguiva il bellissimo blog di Spersa, donna fichissima, collega di quelle serie, in quanto anestesista, e con una penna veramente ispirata.
E da lì Malefica ha appreso la teoria del barattolo.
Il barattolo della felicità è un esercizio proposto da Elizabeth Gilbert, l'autrice di Big Magic, ma questo lei all'epoca non lo sapeva. In buona sostanza, si tratta di scrivere su dei bigliettini gli avvenimenti che più ci hanno emozionato, per poterli poi rileggere a distanza di tempo.
Il barattolo di Spersa era invece un barattolo metaforico, che lei riempiva dei propri momenti perfetti, quelli che ti bastano per un po', le alchimie che non cerchi ma a volte capitano, e che ti lasciano addosso sensazioni talmente belle che poi ne trai beneficio per tanto, tantissimo tempo. E allora Spersa quand'era così colmava idealmente il barattolo, e lo apriva un po'per volta, se le faceva bastare per un po'.
Fermiamoci qui per ora.
E parliamo di una foto. E non di una foto qualsiasi, ma del poster che Malefica tiene da vent'anni* appeso nella sua camera di quand'era ragazzina. E quell'immagine che le ricorda se stessa da bambina, sempre immersa in un mondo tutto suo, un po' svagata, spesso con un gattino o un cucciolo in braccio. Quel suo modo di perdersi in mille pensieri e fantasticherie, dietro a un libro, a un disegno, a una canzone.
Qualche tempo fa un amico le ha detto che secondo lui il suo cercare di fare mille cose è un modo per combattere il vuoto. Può darsi, chissà. Ma la sua sensazione è che sia l'esatto opposto. Che sia invece un eccesso di "pieno" che lei vorrebbe esprimere, e che cerchi convulsivamente dei canali per poterlo fare. Che nella sua vita, nel suo lavoro fin troppo concreti, quella parte solitaria, immaginifica di sè, sia quella che adesso ha bisogno di soddisfare.
Ed arriviamo alla lezione di pianoforte, la seconda. Con Malefica che è un po'perplessa sul proseguire, perché durante la settimana è riuscita a fare poco o nulla, perché non ha abbastanza tempo e anche incastrare l'ora di lezione le viene difficile.
Però poi inizia a suonare, iniziano a parlare, Maestradipiano le racconta dei suoi concerti, e lei ne è completamente affascinata. E visto che Malefica ha problemi con il tempo, nel senso che quando suona segue un ritmo tutto suo, alla fine della lezione le propone di suonare un pezzo a quattro mani. Il pezzo è facile, ma è una lettura a prima vista, quindi Malefica lo suona pestando sui tasti come farebbe Principessa, o forse peggio. Ma suonare in due è sempre una grandissima emozione, e Malefica torna a casa leggera, piena, euforica, come da tempo non succedeva, e quella sensazione la metterà dentro al suo personale barattolo, se la porterà dietro per tutta la giornata e anche nei giorni successivi. Ed è così entusiasta che registra la "performance" e prova a postarla qui, ma niente, ve dice bene perché nun je la fa!
PS: il blog di Spersa non esiste più, per motivi sconosciuti, e lei non se ne fa una ragione.
PSII: mentre legge, MrFrank le fa notare che non sono passati vent'anni. Ma trenta. Eh sì.
PSII: mentre legge, MrFrank le fa notare che non sono passati vent'anni. Ma trenta. Eh sì.

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